La Sindone. Gli spostamenti e le vicende dalle origini fino a Torino
Il viaggio e le tappe documentate
circa la conservazione della Sindone.
La Sindone ha fatto questo percorso
arrivando fino a Torino:
Percorso della Sindone[1]
|
Gerusalemme
|
7
aprile 30 d.C.
|
|
Edessa
|
544
- 944
|
|
Costantinopoli
|
944-1204
|
|
Templari
|
1204-1307
|
|
Geoffroy
de Charny din Lirey
|
1353
– 1453
|
|
Chambery
|
1453
– 1578
|
|
Torino
|
1578 - …
|
Un nuovo rischio
Nella notte dall’ 11 al 12 aprile 1997, nel palazzo reale scoppiò un incendio che si
estese fino alla cappella del Guarini e fino all’abside del duomo; lì era posta
la Sindone nel periodo dei lavori di restauro del tempio[2].
I pompieri riuscirono a mettere in salvo la Sindone senza danni.
L’opera di coraggiosi pompieri ha
fatto sì che la Sindone fosse salvata dall’incendio senza subire danni. Dopo
che la Sindone fu posta per un anno in esilio forzato, gli occhi del mondo si
sono orientati di nuovo verso Torino per contemplare il Volto santo su quel
lenzuolo. La Sindone venne posta alla sinistra del transetto del Duomo di
Torino, in una cappella che sta sotto la tribuna reale[3].
Dopo i fatti dell’undici settembre 2001, in vista di garantire la sua
sicurezza e con il desiderio di conservarla servendosi di una tecnologia di
alto livello, la Sindone, restaurata di nuovo nel 2002, fu trasferita nella
Sacrestia Nuova del Duomo, ove rimane quale oggetto di venerazione e di studio
scientifico[4]
Un nuovo modo di considerare la
Sindone
Durante l’esposizione effettuata nei
giorni dal 18 aprile fino al 14 giugno
1998, il cardinal Giovanni Saldarini disse della Sindone: „Non è una reliquia di Cristo, ma
un’immagine che rappresenta la sofferenza e la morte di Cristo, un mistero che
orienta i nostri occhi a Cristo.”
Esso rimarrà un dono meraviglioso di
Dio.
Queste parole riferite alle
affermazioni del Cardinale, denotano forse, dopo l’analisi del C14, un
ricredersi?
Lo studio sulla Sindone, approfondito
su diverse prospettive scientifiche, ha ricondotto le cose sull’alveo loro del
vero. Inoltre, le affermazioni recenti della gerarchia ecclesiastica, sia pure
con prudenza, si sono rivelate più vicine alla tradizione e alla storia della
Sindone.
Il Cardinal Ratzinger, in una
meditazione del 2002, diceva con riferimento alla Sindone: „ Colui che è la
stessa Bellezza, ha permesso che gli si sfigurasse il Volto, che fosse oggetto
di sputi, che fosse incoronato di spine… Ma su questo Volto così sfigurato si
mostra quell’autentica ed estrema bellezza, che chiameremmo bellezza
dell’amore: quella che si dona fino alla fine e che, proprio per questo, si manifesta
superiore ad ogni menzogna e violenza”.
Nel 2005, al Venerdì Santo, il 25
marzo, lo stesso Cardinale alla Stazione undicesima della Via Crucis, Gesù
crocifisso, affermava: „ La Sindone di Torino ci permette di farci un’idea
dell’incredibile crudeltà di questo supplizio”. Questo Volto ci sconvolge e ci
incanta[5].
Dipende dalla limpidezza degli occhi di chi l’osserva.
L’aspetto rinnovato
La santa Sindone mostrava un’esigenza evidente di
ripulitura e di restauro. Le pieghe della stoffa stavano ormai moltiplicandosi,
la polvere si accresceva e si addensava nelle pieghe, il carbone dei fili
bruciati non rimossi si stava diffondendo su altri fili in modo irrimediabile…
La Commissione della conservazione della Sindone e il Pontificio Custode di
essa proposero e poi decisero di procedere, era il 10 novembre 2000.
Si decise di togliere la stoffa di
Olanda e le pezze cucite dalle suore Clarisse nel 1534, di ripulire i margini
delle bruciature, eliminando la polvere di carbone e si volle porre un’altra
federa protettiva del medesimo tipo. Questo programma si svolse, durante l’anno
2002, in
tre tappe: 21-25 giugno, 26 giugno fino al 16 luglio e dal 16 luglio al 23
luglio dello stesso anno. La ripulitura e restauro ci diede la Sindone rinnovata e
maggiormente comprensibile già al primo sguardo[6].







Commenti
Posta un commento