Sindone e Risurrezione



I segni della risurrezione  
e la nostra umanità
illuminata dal tacito linguaggio 
della Sindone 

L’immagine che appare sulla Sindone porta i segni della Risurrezione.
“Cristo è morto per noi, perchè sia che vegliamo, sia che dormiamo, viviamo insieme con lui” (1 Tes 5, 10).

La Sindone, per mezzo della figura impressavi, pone in evidenza l’aspetto di salvezza della morte di Cristo, aspetto che tuttavia deve esser compreso con precisione: esso infatti non può assolutamente mai esser separato dal mistero della Risurrezione.
 Poiché l’ apostolo dice chiaro: “Ma se Cristo non è risorto, è vana la vostra fede e voi siete ancora nei vostri peccati” (1 Cor 15, 17).

Questo vuol dire che l’immagine che appare sulla Sindone porta in sé il segno innegabile della Risurrezione.

Per capire questa verità è indispensabile che esaminiamo la Sindone alla luce dei Vangeli.

Leggiamo nel Vangelo:

 “Uscì allora Simon Pietro insieme all'altro discepolo, e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l'altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. 
Chinatosi, vide le bende per terra, ma non entrò.
Giunse intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel sepolcro e vide le bende per terra, e il sudario, che gli era stato posto sul capo, non per terra con le bende, ma piegato in un luogo a parte.
Allora entrò anche l'altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette” (Gv 20, 3-8).

E’ così che la Sindone e le bende (sudario) divengono segno della Risurrezione ed è data conferma alle parole di Gesù: “Chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà” (Mt 10, 39); e  chi lascerà tutto per me, “riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna” (Mt 19, 29.


E allora?...

Quando sei di fronte alla Sindone, puoi vedere un positivo fotografico che in realtà è un negativo ottico, sicché a stento tu vedi la figura dell’Uomo della Sindone. 
Ma quando sei di fronte al negativo fotografico della Sindone, tu hai davanti agli occhi il positivo ottico e vedi bene la figura di quell’Uomo.

Nel primo caso, tutto ciò che si vede è qualche cosa come riflesso da uno specchio, cosicché ti pare che tu sei colui che si riflette. Ti pare che l’Uomo della Sindone ti inviti a dire che tu sei quello crocifisso lì, oppure che tu sei in Lui…
Effettivamente tu istintivamente tendi a muovere le tue membra per capire a quale di esse quelle che vedi corrispondono. 

Il riflettersi in Lui, nell’Uomo della Sindone, è il mistero del santo lenzuolo, mistero della redenzione.
Ti pare di udir"Al tuo posto mi sono dato in offerta!... Ora tu entra in me." 
Per questo motivo, la Sindone di Torino, che è testimonianza delle sofferenze di Cristo, è anche testimonianza per l’uomo che soffre (cfr. Discorso del Papa Giovanni Paolo II, 24 maggio 1998 a Torino, n. 4).

Ma la Sindone diviene anche occasione per manifestare ed approfondire la propria fede. Per mezzo di essa, infatti, si può capire quanto grande fu l’amore che ha spinto Gesù Cristo ad offrirsi quale vittima sull’altare della Croce. 
Attraverso la sua morte Gesù sta cercando di affermare un volto di Dio completamente sconosciuto agli uomini del suo tempo. 
Dio per Gesù è ‘dedizione incondizionata’, che «va intesa simultaneamente come dedizione priva di condizioni e sottratta a condizionamenti» ( cfr.:SEQUERI, L’idea della fede, 121). 

Questo è il cuore del suo annuncio che ci svela Dio Padre e che ci rivela l’ identità di Gesù Figlio di questo Abbà. 
Essendo la dedizione il centro del messaggio, è evidente che la violenza disumana e l`oppressione dell’altro non si addicono alla verità che Dio è Amore totale e si oppongono al messaggio di Gesù, creando una alternativa radicale al Cristo Signore. A questo egli non si piega e accetta la propria eliminazione,con la certezza che essa è voluta dal Padre come compimento reale della sua missione: il suo è «amore sino alla fine» (Gv 13,1), pro-esistenza totale, che non si sottrae a nulla pur di amare e salvare l’altro. 
Aveva affermato infatti che Dio è “dedizione “ ( Gv 3, 16) e che Lui e il Padre sono una cosa sola (Gv 10,36-38). 
In questo senso è corretto affermare che «l’apologetica della dedizione di Dio è la dedizione di Dio». Non ci fu altra forma di difesa che Gesù mise in campo per mostrare la credibilità di Dio Padre e della sua unità con il Padre: “donarsi per amore fino alla fine di se stesso”. 
Se questo non basta, non c’è altro che si possa fare, in un mondo di peccatori. 
( cfr, D. ROSSANO SALA, Teologia fondamentale, lectio 16, Crocetta, Torino 2006).


La Sindone ci ricorda tutto questo. E, “facendo eco alla Parola di Dio ed a secoli di consapevolezza cristiana, la Sindone sussurra:” Credi nell’amore di Dio, il più grande tesoro donato all’umanità, e fuggi il peccato, la più grande disgrazia della storia.”
( Discorso del Papa G. P. II, op. cit. n. 5).
La Sindone spinge il cristiano ad offrire pure se stesso come Cristo Gesù, anche se non nello stesso modo di sofferenza e sangue. 
E affinché la sua offerta sia gradita a Dio, deve esser fatta in comunione con l’offerta sacrificale di Gesù, unica offerta perfetta. 
In questo modo, il cristiano che vive in Cristo, che si sacrifica per amore e per gratitudine verso Cristo donandosi a Dio e al prossimo, muore a se stesso e diviene offerta viva, santa e gradita a Dio ( cfr. Ro 12,1), un altro Gesù, specchio di Lui, che lo condurrà alla Risurrezione

.L’incontro con la Sindone ci spinge a questo. Il cristiano non vive più per se stesso, ma per Cristo, in comunione con Colui al quale si addice ogni onore e gloria nei secoli. 


Il 4 maggio 1613, San Francesco di Sales aveva la gioia di poter tenere con le sue mani a Torino la santa Sindone. Era una giornata di caldo. Tempo dopo, egli scriveva a santa Giovanna di Chantal: 
“ Un anno fa, in questo periodo, ero a Torino.La santa Sindone era esposta in mezzo a numerosa folla; molte gocce di sudore, che scorrevano sul mio volto, caddero proprio sulla santa Sindone. Dal mio cuore uscì allora questa preghiera:
“O mio Salvatore, si mescolano gocce del mio sudore, di me persona indegna, con le tue gocce di sudore! Che io possa versare il mio sangue, la mia vita, i mie sentimenti nel tuo santo sangue!”
… E’ quanto desideriamo anche noi guardando Cristo crocifisso come si vede sulla Sindone.

Nella vita di ciascuno ci sono momenti inevitabili di sofferenza, di confusione spirituale, di desolazione, di amarezza inesprimibile e di abbattimento interiore; ci sono proprio quelle lotte di ogni giorno che quotidianamente riprendiamo su di noi; quell’impotenza evidente di non riuscire a strappare il male attorno a noi; tanti desideri che si sfilacciano in illusioni!
Ma le nostre amarezze non devono risolversi in veleno. 
Quando la sofferenza ci strappa dal cuore parole simili a quelle dette da Gesù in croce, bisogna che sentiamo che le nostre sofferenze si perdono nelle sue come una lacrima nell’oceano.
 In quei momenti Gesù è accanto a noi con la sua santa agonia.

“Quando soffrite, ponete le sofferenze accanto alla corona di spine del Signore Gesù!”- diceva Don Bosco (MB XI,363).

Punto culmine della narrazione evangelica è la Passione di Cristo che termina con la condanna a morte ed alla morte di croce. Questa sofferenza di Cristo è innanzitutto simbolo delle sofferenze degli uomini di ogni tempo. In realtà, Gesù non fu né il primo né l’ultimo tra coloro che hanno sofferto, ma è il punto di convergenza di tutte le sofferenze. Nella sua sofferenza così ingiusta e scandalosa, quale ci presenta la santa Sindone di Torino, si ritrovano inisieme tutte le sofferenze spaventose dell’intera storia umana. 
Questo orrore che desta la croce, nel quale confluiscono tutte le sofferenze del mondo e della storia, è accolto e fatto proprio da Gesù per farvi entrare in esso la forza della sua Risurrezione (Col  1, 15-20). 
La Risurrezione, infatti, è conseguenza della croce ( Fil.2, 6-11). 

E’ per questo che possiamo dire ancora una volta, come all’inizio:“La Sindone di Torino è un incontro con la fede”, ma anche “La Sindone di Torino rivela le sofferenze di Cristo e le sofferenze degli uomini”, ma ne addita il superamento nella Risurrezione.
E la Sindone ne diviene testimonianza profonda e fermamente credibile.

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