Rischi e vicende


Un rischio gravissimo


Nella notte dall’ 11 al 12 aprile 1997, nel palazzo reale scoppiò un incendio che si estese fino alla cappella del Guarini e fino all’abside del duomo; lì era posta la Sindone nel periodo dei lavori di restauro del tempio[1]

.

I pompieri riuscirono a mettere  in salvo la Sindone senza danni.

L’opera di coraggiosi pompieri ha fatto sì che la Sindone fosse salvata dall’incendio senza subire danni. Dopo che la Sindone fu posta per un anno in esilio forzato, gli occhi del mondo si sono orientati di nuovo verso Torino per contemplare il Volto santo su quel lenzuolo. La Sindone venne posta alla sinistra del transetto del Duomo di Torino, in una cappella che sta sotto la tribuna reale[2].


Dopo i fatti dellundici settembre 2001, in vista di garantire la sua sicurezza e con il desiderio di conservarla servendosi di una tecnologia di alto livello, la Sindone, restaurata di nuovo nel 2002, fu trasferita nella Sacrestia Nuova del Duomo, ove rimase quale oggetto di venerazione e di studio scientifico[3].


Un nuovo modo di considerare la Sindone

Durante l’esposizione effettuata nei giorni dal  18 aprile fino al 14 giugno 1998, il cardinal Giovanni Saldarini disse della  Sindone: „Non è una reliquia di Cristo, ma un’immagine che rappresenta la sofferenza e la morte di Cristo, un mistero che orienta i nostri occhi a Cristo.”
Essa rimarrà un dono meraviglioso di Dio.

Queste parole riferite alle affermazioni del Cardinale, denotano forse, dopo l’analisi del C14, un ricredersi sulla sua autenticità?

Lo studio sulla Sindone, approfondito su diverse prospettive scientifiche, ha ricondotto le cose sull’alveo loro del vero. Inoltre, le affermazioni recenti della gerarchia ecclesiastica, sia pure con prudenza, si sono rivelate più vicine alla tradizione e alla storia della Sindone.

Il Cardinal Ratzinger, in una meditazione del 2002, diceva con riferimento alla Sindone: „ Colui che è la stessa Bellezza, ha permesso che gli si sfigurasse il Volto, che fosse oggetto di sputi, che fosse incoronato di spine… Ma su questo Volto così sfigurato si mostra quell’autentica ed estrema bellezza, che chiameremmo bellezza dell’amore: quella che si dona fino alla fine e che, proprio per questo, si manifesta superiore ad ogni menzogna e violenza”.

Nel 2005, al Venerdì Santo, il 25 marzo, lo stesso Cardinale alla Stazione undicesima della Via Crucis, Gesù crocifisso, affermava: „ La Sindone di Torino ci permette di farci un’idea dell’incredibile crudeltà di questo supplizio”. 
Questo Volto ci sconvolge e ci incanta[4]
Dipende dalla limpidezza degli occhi di chi l’osserva.

L’aspetto rinnovato


La santa Sindone mostrava un’esigenza evidente di ripulitura e di restauro. Le pieghe della stoffa stavano ormai moltiplicandosi, la polvere si accresceva e si addensava nelle pieghe, il carbone dei fili bruciati non rimossi si stava diffondendo su altri fili in modo irrimediabile… La Commissione della conservazione della Sindone e il Pontificio Custode di essa proposero e poi decisero di procedere, era il 10 novembre 2000.
Si decise di togliere la stoffa di Olanda e le pezze cucite dalle suore Clarisse nel 1534, di ripulire i margini delle bruciature, eliminando la polvere di carbone e si volle porre un’altra federa protettiva del medesimo tipo. Questo programma si svolse, durante l’anno 2002, in tre tappe: 21-25 giugno, 26 giugno fino al 16 luglio e dal 16 luglio al 23 luglio dello stesso anno. La ripulitura e restauro ci diede la Sindone rinnovata e maggiormente comprensibile già al primo sguardo[5].






[1] L. BONORA, Sindone e Scienza, p. 21. 23.
[2] G.GHIBERTI , op.cit., n.4.
[3] G. GHIBERTI, op.cit., n.6.
[4] E. MARINELLI, Leonardo da Vinci: BS, n. 8, sett. 2005, p. 21.
[5] G. GHIBERTI, op.cit., nr. 5-21.

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