Davanti alla Sindone meditando con un Padre della Chiesa-

 


Il mistero della nostra nuova vita







La preghiera rituale non fu per Giobbe un lenimento

alle sue sofferenze, ma la sua vita sì, e questa fu

 accetta a Dio.

Quando il linguaggio di preghiera non è vita, quando

Dio lo si è ereditato solo attraverso le formule, quando

non è possibile vivere ciò che si dice nella predica, non

c'è vera pietà. Questa diventa un alibi all'impegno per

i problemi dell’umanità.

Il culto non è un mondo diverso da quello umano, familiare, professionale, politico; non è sacra rappresentazione  assente, estranea alla vita.

Cristo ci ha redento non con un pomposo culto nel tempio di Gerusalemme, ma con il patibolo. E lì ci ha mostrato come si prega.

Preghiera è la vita;  tutta, se cristiana.

 

Guardando le sofferenze dell'Uomo della Sindone s'impara a pregare. 

Questo è il pensiero del Papa GREGORIO IL GRANDE


Dal Commento al libro di Giobbe

 di san Gregorio il Grande, papa.

 

- Il beato Giobbe, essendo segno della santa Chiesa, a volte

parla con la voce del corpo, a volte invece con la voce del

capo; e mentre parla delle sue membra, di colpo si innalza

alle parole del capo. 

Per cui qui ove dice: "Questo

soffro; eppure non ci sono state violenze nelle mie mani

e la mia preghiera a Dio è stata pura". parla a nome di Gesù

Infatti, senza che le sue mani avessero commesso iniquità,

egli, che non commise peccato, né si trovò inganno sulla sua

bocca, tuttavia soffrì e sopportò il tormento della croce per

la nostra redenzione. Egli, solo fra tutti, innalzò a Dio

preghiere pure, perché anche nello stesso dolore della

passione pregò per i suoi persecutori, dicendo: “Padre, perdona

loro, perché non sanno quello che fanno ».

Che cosa si può dire, che cosa si può pensare di più puro

nella preghiera di quando si concede la misericordia dell’

intercessione per quelli dai quali viene il dolore che si

porta? Perciò avvenne che il sangue del nostro Redentore,

che i persecutori crudelmente hanno versato, in seguito,

credendo, l’hanno bevuto, e hanno proclamato che egli era

il Figlio di Dio.

Di questo sangue poi ben a proposito si soggiunge:

“O terra, non coprire il mio sangue, e il mio grido non

trovi luogo in te per nascondersi “. All’uomo che aveva

peccato, fu detto: “ Tu sei terra, e in terra ritornerai “.

Questa terra però non ha nascosto il sangue del nostro

Redentore, e così ogni peccatore, impossessandosi del prezzo

della sua redenzione, confessa e loda, e lo comunica a tutti

i vicini che può.

La terra non coprì il suo sangue, anche perché la santa

Chiesa ha predicato ormai in tutte le parti del mondo il

mistero della sua redenzione.

E’ da notare ciò che si soggiunge: “Né il mio grido trovi

un luogo in te per nascondersi”. Infatti il sangue stesso

della redenzione, che viene bevuto, è il grido (preghiera) del nostro

Redentore. E per questo anche Paolo dice:

“ ...il sangue, che parla meglio di quella di Abele “. 

Ora del sangue di Abele era stato detto: 

“La voce del sangue  di tuo fratello grida fino a me dalla terra “.

 


Il Sangue di Cristo grida per noi dalla terra quando volgiamo lo sguardo alla Sindone o ne stiamo di fronte.

Allora infatti udiamo  nel nostro cuore il grido di intercessione e di perdono e misericordia che quel Sangue e quelle sofferenze alzano  al Padre da questa terra . La Parola di Dio che Giovanni Apostolo riporta nei suoi scritti, ci ricorda che Gesù sta, con i segni della Passione di fronte al Padre ed è per noi avvocato davanti al Padre. Papa 

Francesco affermava nel marzo del 2019 che Gesù il Venerdì di Passione alza amica ed intensa per noi la preghiera al Padre per donarci coraggio e speranza di andare avanti, consapevoli che Lui prega per noi.









La Sindone di questo parla al nostro cuore. Ci ricorda che “ L’aspersione del Sangue di Cristo, parla meglio di quella di Abele” e giunge al Padre in nostro favore. E quella preghiera è Vita vissuta e quindi è vera preghiera, vero culto, efficace intercessione.






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