Approfondimenti e problemi da risolvere circa la Sindone

 

Autenticità e analisi: la datazione in base alla prova del Carbonio 014

 

Tra la moltitudine di informazioni scientifiche offerte in modo significativo dal gruppo CIELT, esiste un documento che merita di essere ricordato, si tratta di un reperto iconografico.Sebbene sia poco conosciuto, esso è, nello stesso tempo una delle risposte più pertinenti circa la prova del Carbonio 14 fatta nell’anno 1988. Ricordiamo che, il 14 ottobre 1988, il Corpo Scientifico Inglese, incaricato della coordinazione delle operazioni di controllo della datazione della Sindone, annunciò in modo trionfale alla stampa chei l tessuto della Sindone risale al periodo 1260-1390!

Cio’ nonostante coloro che parteciparono all’incontro del 31 marzo 1997, grazie a Jean-Marie Desautard, hanno potuto constatare con i propri occhi l’esistenza di una miniatura, datata all’inizio del secolo XII, che dimostra come questo tessuto di lino, la Sindone, che si trova ora a Torino, già allora era nota e conosciuta. Questa miniatura si trova nel Codice di Pray, il più importante manoscritto della Biblioteca di Budapest.

Miniatura del manoscritto del Codice di Pray, nella Biblioteca di Budapest.



 Sulla  terza miniatura di quelle che ornano questo manoscritto, si vedono le  Sante donne, che si recano alla tomba vuota ove giaceva Gesù. Il telo della Sindone si può facilmente riconoscere dalla riproduzione della trama del tessuto. Ed ecco che su questo tessuto si distinguono con grande chiarezza dei piccoli cerchi disposti in forma di L. Proprio questi quattro cerchietti appaiono ben quattro volte sulla Sindone e sono disposti esattamente nella stessa maniera disegnata sulla miniatura. Essi corrispondono a delle bruciature prodottesi in un tempo ignoto, ma già note, ancor prima dell’incendio del 1532 a Chambéry.

Questo documento prova che sono errate le conclusioni dell’analisi con il Carbonio 14. Difatti il Codice di Pray è in modo unanime datato nel periodo compreso tra gli anni 1192-1195 e le miniature, inserite nel Codice su di una pergamena piegata, sono datate, come appare dallo stile e dalla forma delle lettere che la ornano, anteriori, senza dubbio, all’anno 1150.

Lo svizzero Metchthild Lemberg, un’autorità in materia di storia delle prove-test, dichiara che la prova con C14 fu fatta in modo errato. Ma gli argomenti di Lemberg non sono i soli, poichè anche gli studi sui pollini, come sul gruppo sanguigno delle macchie di sangue presenti sulla Sindone, pongono dei presupposti, che invalidano la prova del C 14 e ne impongono una corretta ripetizione[1]. Alla stessa conclusione giungono le ricerche recenti del dottor Raymond N. Rogers[2]. Ed anche il dottor Christofer Bronk Ramsey, Direttore del ”Radiocarbone Acceleratore di Oxford” (esso è uno dei tre laboratori, Oxford, Tucson, Zurigo, che hanno datato la Sindone con il Radiocarbonio C14), nell’anno 1988, ha detto: ”Forse abbiamo sbagliato!”.[3]

 

Conclusione approssimativamente unanime

   Questo tessuto, il cui proprietario, cominciando dall’anno 1983, è la Santa Sede e che per di più è esposta alla venerazione dei fedli come un oggetto della Passione, Morte e Risurrezione di Gesù, è la Sindone autentica comprata da Giuppe di Arimatea per avvolgervi il Corpo di Gesù.   




   

Van Gogh Vincent: „Pietà,1889, Amsterdam.

 

3.Il meccanismo del formarsi dell’ immagine

 

      Questa reliquia non è un’invenzione attribuibile alla mano dell’uomo e realizzata in una determinata epoca compresa tra la Vita di Cristo e i nostri giorni. Nessuno non  avrebbe mai potuto tessere un telo che contenga un così gran numero di dettagli tecnici quali sono posseduti dalla santa Sindone. Nessuno ha mai potuto dare altro giudizio, qualora abbia tenuto conto di questa sua caratteristica specifica.

 

La fotografia in rapporto alla Sindone

Niepce Nicephore, inventore della fotografia, usava la tecnica fotografica in due tappe. Prima faceva impressionale una lastra fotografica cosparsa di sali di argento, ottenendo l’impronta inversa dell’oggetto (negativo fotografico), poi procedeva in laboratorio con il medesimo procedimento operando su una carta trattata con sali di argento ed otteneva lo sviluppo e la stampa dell’immagine (positivo fotografico). Per intendersi, negativo e positivo fotografico corrispondevano con il negativo e positivo ottico.


1-

Positivo fotografico                 Negativo ottico                                                                       

2-

 negativo fotografico                   e  positivo ottico.

 

Ma, ecco il fatto nuovo; quando Secondo Pia , incaricato dal re Umberto, sviluppò le foto della Sindone, per la prima volta, scoprì un fatto straordinario: il negativo ottico risultava un positivo ottico. Disparve del tutto la coincidenza del positivo e del negativo ottico con il positivo ed il negativo fotografico. Il negativo fotografico si rivelava un positivo ottico. Questo si effettuò per tutte quelle otto fotografie che fece, quattro di prova dalle misure di 21x27 cm., come per quelle quattro ufficiali, dalle misure di 50x60 cm.

Che cosa era successo?

 

L’unica spiegazione scientifica possibile era che lui aveva fotografato un negativo ottico naturale.

Questa scoperta ha determinato il crescere dell’interesse per la Sindone, che rivelò il vero Volto dell’Uomo del sacro lino, quel Volto che prima si vedeva inverso e con l’aspetto dalle linee imprecise. 

Ecco allora che, quando stai di fronte alla Sindone tu vedi un positivo fotografico che è in realtà un negativo ottico, e con difficoltà riesci a distinguere la figura dell’Uomo della Sindone.Quando invece sei davanti al negativo fotografico, ne vedi il positivo ottico e allora la figura diviene nitida. Nel primo caso, l’immagine, che è sulla Sindone, deve esser guardata con la prospettiva di una figura riflessa su di uno specchio, e cioè, ciò, che si vede a destra dell’immagine, di fatto, sta alla sinistra, e quello, che si vede alla sinistra della figura, si trova in realtà alla destra. L’inversione del chiaro con lo scuro si deve al procedimento fotografico.[4]



[1] D. MANOLACHE, O piatră de poticnire,in Lumea credinţei,

marzo 2005,  p. 18.

[2]„Thermochimica”, Acta din anul 2005: Bollettino salesiano, settembre 2005,  p. 21.

[3]A. GASPARI, op.cit, ibidem, p.12.

[4] L. BONORA, Sindone e Scienza, op.cit., pp.23-26.

Commenti

Post popolari in questo blog

La Sindone. Gli spostamenti e le vicende dalle origini fino a Torino

Esposizione in tempo di Covid. Sindone a Torino.

Rilevante e rivelante