Sindone. L'immagine.

 

La produzione dell’immagine

 

 

 





L’immagine si è impressa sulla Sindone al contatto di un corpo ormai cadavere, che tuttavia non aveva segni di putrefazione; le macchie di sangue sono di sangue umano, con certezza, e appartengono al gruppo sanguigno AB. Il Sangue, inoltre, corrisponde con il sanue che si conserva a Lanciano (Viterbo, Italia) e con quello del sudario di Oviedo ( Asturie in Spagna).

La Sindone dunque non ha nessun legame con l’arte antica.

Non si tratta di pittura ( non c’è presenza di pigmento), non è nemmeno frutto di pirografia.

Le macchie di sangue si sono impresse prima della figura sottile e delicata, formata dalle ombre sfumate dell’Uomo della Sindone. Nessun artista e nessun pittore avrebbe potuto fare così con una precisione estrema. Se qualcuno avesse potuto fare le impronte per mezzo di pressione del panno su una statua o su un cadavere di uomo, non avrebbe tuttavia potuto porre le orme di sangue in perfetta posizione esatta con le ombre della figura dell’Uomo della Sindone; le impronte inoltre avrebbero lasciato vedere dei piccoli segni evidenti della separazione dell’impronta dal corpo umano o dalla statua.

         


  Le ricerche, fatte per migliorare la conservazione della Sindone, hanno permesso di vedere e di documentare, dopo circa cinquecento anni, quella parte posteriore della Sindone ricoperta da una stoffa cucita nel 1534 a Chambéry, dopo l’incendio. Si è potuto così dimostrare, in modo definitivo, che le impronte del sangue appaiono su entrambe le parti del tessuto, non solo su una parte di esso, mentre, al contrario, l’ immagine dell’Uomo della Sindone è presente solo da una parte.


Ed inoltre è evidente che la coronazione di spine, come appare dalla Sindone, è diversa da quella rappresentata dai pittori o dagli scultori. Pure l’impronta della ferita delle mani e dei piedi trafitti da chiodi non corrisponde con le immagini fatte dai pittori o dagli scultori.

Dalla Sindone appare chiaro che il luogo della trafittura delle mani da parte del chiodo non si trova sulla palma della mano, ma sul polso. Nel Medioevo non esisteva altro modo di rappresentare la trafittura delle mani se non sulla palma.

Con il tempo si è reso evidente che l’assenza dell’impronta del dito pollice sulla Sindone fu causata dalla lesione del nervo corrispondente e si capì che questo non poteva esser noto nel Medio Evo da parte di un pittore o di un falsario.

 

La luce

  


      
Per vedere bene l’immagine che sta sulla Sindone, bisogna guardarla dalla distanza di tre metri, avvicinandosi, l’immagine diviene confusa fino a non vedersi più.

Nessun pittore od artista avrebbe potuto dipingere ciò che neppure lui vedeva.

Il volto che si vede è come illuminato dal di dentro. Non risulta illuminato né da destra né da sinistra,né difronte , né alle spalle, è la stessa immagine sorgente di luce, così come se fosse illuminata dal di dentro.

L’immagine è impressa al rovescio di quello che il nostro occhio è abituato a vedere: si è verificato uno scambio tra la luce e l’ombra. Di conseguenza, solo la fotografia sotto forma di negativo ha potuto svelare la figura che si nascondeva e che grandi pittori non riuscirono a decifrare.

Cambiò solo il colore naturale dei del tessuto di lino. Tuttavia la figura non si rende evidente per il cambio del colore, ma come conseguenza della mancanza di colorazione. E questo non è possibile a farsi nemmeno con la pirografia. Non si tratta dunque di opera di pittura, né di pirografia, né di impressione di impronte. Non si può parlare di opera d’uomo, infatti è un’immagine negativa, la cui esistenza è anteriore di molto alla scoperta dell’arte fotografica.

Alcuni esperti affermano che l’immagine si è formata in seguito allo sprigionarsi di una qualche energia sconosciuta.

 

 I diversi studi scientifici effettuati, non hanno ancora dato come risultato che si possa stabilire quale sia stato il meccanismo  fisico-chimico che ha prodotto l’immagine, la modalità rimane sconosciuta.

 

4. Questioni da approfondire[1]

 Le impronte di sangue, in special modo quelle di sangue venoso e arterioso, tipi di sangue che furono conosciuti appena all’inizio del 1500, non sono compatibili con le conoscenze del Medio Evo..

            Analisi moderne fatte con il microscopio elettronico hanno evidenziato che la fotografia della Sindone contiene in sé una terza dimensione, realtà che consente di elaborare immagini tridimensionali.

            Questi sono interrogativi che necessitano di chiarificazioni approfondite.

A ciò si aggiungono altre scoperte molto significative, ma che presuppongono analisi particolareggiate, e cioè la presenza di pollini, di impronte di monete, di fiori e di scritte di autentificazione degne di nota.

Di fatto, si possono identificare sulla Sindone impronte impossibili da vedere ad occhio libero: pollini di località diverse attraverso cui sarebbe passata la Sindone.



Sugli occhi dell’Uomo della Sindone, si scoprono orme di due monete romane.





Troviamo inoltre dichiarazioni che riguardano il nome dell’Uomo della Sindone scritte da funzionari romani( in greco) a scopo di certificazione della sua morte[2].

 


Della Sindone si sono occupati: storici,teologi, studiosi dell’iconografia, anatomisti, paleontologi, specialisti nella storia dell’arte, microbiologi, studiosi al microscopio, numismatici, la storia della cultura, il diritto, i biblisti, ecc….E nonostante tutto ciò, nessuno è mai riuscito a fare una copia identica della figura dell’Uomo della Sindone, e ciò non sarà mai possibile.

 

Ci sono tuttavia alcuni che, non convinti, cercano prove contro l’autenticità della Sindone.

Ma non possiamo negare la verità.

Come, infatti, spiegare l’età antica, la qualità e la natura della stoffa, la presenza di sangue umano vero, ricco di tutte le sue caratteristiche, i frammenti di terriccio sulle ginocchia, il polline di diverse appartenenze, quali la Palestina, la Turchia, la Francia ecc…? le impronte di monete romane di quel tempo, le scritte sulla Sindone, l’assenza assoluta di pigmento colorato, la perfezione del disegno, il fatto che la figura risulta un negativo fotografico ma un positivo ottico, le opere d’arte che cominciando dal secolo IV rappresentano il volto dell’Uomo della Sindone e così pure le miniature?... e si potrebbe continuare.

Se la Sindone fosse un falso, sarebbe un falso miracoloso!

 

A chi non ci crede, tuttavia, possiamo dire che è un’icona straordinaria, che rappresenta le sofferenze di Gesù ed è pertanto un dono da parte di Dio!

In ultimo, le prove date ci danno almeno la certezza che l’immagine sindonica è unica!

Potremmo dire assieme a Paul Claudel:

“La Sindone è molto più che un’icona, è una Presenza!”.


Capitolo 3. APPROFONDIMENTI SULLA SINDONE

 

Chiarimenti con riferimento ai Vangeli

(Mt 27, 59-60;  Mc 15, 46-47;  Lc 23, 53-54; 24, 12;

Gv 19, 40-42; 20, 5-10)

 

            Per quanto riguarda il contenuto dei Vangeli, si impongono alla nostra attenzione alcuni problemi, soprattutto quelli circa la traduzione. Essa richiede alcune chiarifiche, tanto più che sorgono dei dubbi come questi:

”Il Corpo di Gesù fu avvolto con bende o con un lenzuolo?”

”Che cos’è il sudario di cui parla Giovanni?”

”Sembrerebbe che le informazioni dei Vangeli siano discordi”.

Alcune traduzioni mettono fuori gioco l’autenticità della Sindone.

Cerchiamo allora di fare chiarezza.


1. Sindone e bende

 

Lì dove il testo greco scrive ”pezze di stoffa/bende”, non si può intendere fascie; bisogna invece intendere ”Sindone”. E questo perchè in realtà gli Ebrei avvolgevano il cadavere con un lenzuolo, non con delle fascie: non possiamo confonderli con gli Egiziani! Inoltre, nel testo greco si trovano due parole che hanno lo stesso significato di lenzuolo o di Sindone. Queste parole sono ”sindon” e ”othonen/othonia”. Queste parole sono usate alla forma del plurale nel Vangelo di Giovanni, al singolare in Matteo e Marco; al singolare ed al plurale in Luca. I vocaboli enunciati significano ”tessuti leggeri”, che si possono intendere come una specie di lenzuolo, non come fascie e neanche come pezzi di stoffa” né come ”bende”.

Perciò, quando nel Vangelo le parole ”othon/othonia e sindon” sono tradotti con ”bende”, questo significa di fatto ”la Sindone”.

L’ interpretazione più conforme ci è suggerita da un dettaglio che si trova nel vangelo di Marco (Mc 14,51).

Nel Getzemani un ragazzetto non aveva altro su di sè che un lenzuolo, ”sindon”, per cui riuscì a scappare da coloro che volevano arrestarlo, fuggendo nudo.

Egualmente, nella sua visione circa l’universalità della Chiesa, Simon Pietro vede una grande pezza, ”othon”, che scende dal Cielo (Atti 10, 9-16). Questo vocabolo anche in questo contesto, prende il significato di lenzuolo o di vela di barca, ed è, in ogni caso, lontano dal senso di ”fascie” e più conforme al senso di ”Sindone”.

Così pure, quando Pietro e l’altro discepolo giungono alla tomba, ove era stato deposto Gesù, essi vedono alcune cose importanti chei l testo sottolinea per ben tre volte: ”alcune bende che coprivano il corpo”. Quelle bende sono e significano ”la Sindone”.

Ma qui si rende necessaria un’altra precisazione.

Entrambi, Pietro e Giovanni, constatano che le bende sono ”messe giù” (Gv 20, 4-8).

Molte traduzioni ci spingono verso una pista falsa ( proprio come si è realizzato con i termini fascie e bende). Esse al verbo intransitivo di lingua grca”cheimene” sostituiscono il verbo transitivo porre, mettere. Traducono il verbo ”cheimene”con” messe”. Questa traduzione dà l’impressione che ”le bende” siano state  poste, sistemate da qualcuno (Gv 20, 7), ma non si tratta di una cosa simile. Per di più, alcuni Codici antichi precisano che i due discepoli ”videro la Sindone”,  (othonia),”vuota[3], il che significa svuotata del Corpo.

Il messaggio allora in questo caso è il seguente: ”Il Corpo è scomparso e la stoffa che avvolgeva il Corpo (la Sindone)  è da quel momento lì davanti come una crisalide vuota, rilassata”. Questo significa che il discepolo vede il lenzuolo che avvolgeva il corpo (la Sindone), che se ne sta lì come un involucro di crisalide ”sgonfio”, privata della presenza del Corpo e proprio per quello egli crede!

Chiaramente più impressionante dell’indizio del sepolcro vuoto è il messaggio che dà la Sindone svuotata!

In alcune traduzioni esistono altre deviazioni di senso che intaccano di seguito i verbi e di conseguenza cambiano il nesso della narrazione, facendo danno al valore di testimonianza della Sindone.

Il lessico dei Vangeli fa distinzione tra „tessuto che avvolge” da „quello che lega” (Gv 11,44). E’ per questo che le „fascie” di cui si parla nella risurrezione di Lazzaro, non sono „fascie” che avvolgono un corpo, ma fascie che legano il corpo e per questo si usa il vocabolo „cheiriais”, parola adatta, nella lingua greca, per dire „striscie di stoffa che legano”.

Nel caso di Gesù non si usa questo vocabolo, mai il termine othon, che designava qualcosa che avvolge, non che lega il corpo.

In un altro caso, quando l’Evangelista usa la forma plurale al posto di quella singolare, e cioè othonia al posto di othonen, non fa altro che sottolinare la singolarità e la distinzione del lenzuolo in sé stesso, elemento caratteristico della lingua giudaica.

Pertanto Giovanni e Luca non parlano di fascie di stoffa che stringevano la Sindone affinché non scivolasse giù, ma parlano di quel qualcosa che avvolgeva tutto attorno il Corpo di Gesù: la Sindone. Quando Marco dice che Giuseppe di Arimatea avvolge il Corpo di Gesù con una stoffa (al singolare), questa è la Sindone. E quando Giovanni dice che lo avvolge con stoffe (al plurale), significa che Lo avvolge con la Sindone indicata con un termine usato al plurale. E’ un procedimento stilistico usato dagli Ebrei, e non solo da loro, chiamato metonimia, che consta nell’usare il plurale al posto del singolare, del singolare al posto del plurale, nell’usare la parte per il tutto o il tutto al posto della parte. La traduzione „lo avvolsero con bende” non dà totalmente l’idea del testo, e pertanto la forma corretta dovrebbe essere: „lo avvolsero con la Sindone”. E ne sia prova la frase del Vangelo di Giovanni che aggiunge ”come è l’usanza degli Ebrei”.Gli Ebrei non legavano il corpo del morto, ma lo avvolgevano! Non legarono perciò il Corpo di Gesù come facevano gli Egiziani con delle bende, ma lo avvolsero con la Sindone. Pertanto il Corpo di Gesì fu solo avvolto dalla Sindone. Non esistevano fascie o bende che lo tenevano legato.

 

2. Il sudario

Questa parola, in greco e in latino soudarion, indica un fazzolettone che può essere utilizzato per asciugare il sudore. Nel rituale funebre, consiste in un fazzolettone legato attorno alla faccia, come nel caso di Lazzaro

(Gv 11,44).

Dopo la Risurrezione di Gesù, questo panno è in una posizione diversa, non in quanto al luogo, ma in quanto al modo di presentarsi. A differenza dell’altro panno, non è ripiegato su sé stesso, ma è attorcigliato,(Giovanni usa sempre termini esatti) e si trova in un posto ben preciso; cosa che non vuol dire in un altro posto, ma nel suo stesso posto. E cioè, il Corpo di Gesù è scomparso, ma ha lasciato il sudario così come glielo avevano messo, attorcigliato; per questo sta in maniera diversa dalla Sindone  che si era afflosciata!

 

3. Concordanza tra gli evangelisti

Tutti e quattro gli Evangelisti affermano che Gesù ha avuto un funerale particolare, gazie all’intervento di Giuseppe di Arimatea presso Pilato. Tutti dicono che il corpo di Gesù fu avvolto con un lenzuolo. Il fatto è confermato anche dall’usanza presente ancor oggi tra gli Ebrei: essi inumano il morto nudo, avvolto in un lenzuolo steso in modo longitudinale.

I termini diversi usati dagli Evangelisti per indicare la Sindone non fanno problema. Gli Evangelisti chiamano il panno che avvolse Gesù: sindon, othonia, othonen, bende, parole che designano senza differenze e per tutti una stoffa grande, un lenzuolo, un velo grande, la Sindone. Marco, Matteo e Luca parlano di una sola stoffa, una specie di copri-materasso usato per seppellire chiamato othon, sindon, Sindone. Giovanni e Luca alternano questa denominazione con l’altra: othonia (lenzuola), come evidente sinonimo del precedente. La parola othonia è il sinonimo usato da Giovanni e Luca per indicare la Sindone. L’usanza del plurale al posto del singolare (othonia e non othon, lenzuola e non lenzuolo), è un procedimento stilistico usato nella lingua ebraica  per indicare onore e rispetto. Così, ad esempio, Dio viene detto ELOIM (dei), al plurale, per sottolineare il senso di adorazione, di mistero, di rispetto dovuto. In questo non esiste pertanto tra gli Evangelisti nessuna contraddizione o discordanza tra di loro, nei confronti dei termini usati.

 



Teli funerari nella tomba (ricostruzione 1-). Rivelano la presenza di un corpo

 Teli funerari nella tomba (ricostruzione 2-). Come se fosse stato svuotato

 

 

L’unica differenza, che del resto arricchisce la bellezza del testo, si trova nel Vangelo di Giovanni. Egli infatti parla anche di un altro panno funerario: il sudario, fazzolettone, che fu stretto attorno al capo di Gesù per tenergli chiusa la bocca, come si usa anche da noi.

Giovanni descrive con accuratezza le vesti funerarie che egli vede quando entra nella tomba vuota. La modalità nella quale vede riposte le bende funerarie fa sì che egli divenga credente nella Risurrezione: ” vide e credette” (Io 20,9).

Che cosa mai di quello che vide l’ha determinato a credere nella Risurrezione e non ad un furto del cadavere, come aveva presupposto la Maddalena?

Le vesti non erano per nulla disordinate e lasciavano capire l’assenza del cadavere. La Sindone era svuotata e il sudarion si trovava nello stesso luogo e con la stessa postura di prima!

Certo che vedendo tutto questo, ti è difficile non credere!!!

 



[1] L. BONORA, Sindone e Scienza, op. cit. ,  pp. 46-57.

[2] Ibidem, pp. 53-57.

[3] MERK A., Novum Testamentum graece et latine, Roma, 1957, p.387, nota 5.

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