Sindone e il Vangelo
Con
animo umile ed aperto consideriamo ora la Sindone, quasi ci parlasse sottovoce,
sussurrandoci le parole del Vangelo, attraverso l’immagine delle piaghe dell’Uomo,
che fu avvolto nel santo lino.
1.
Il Volto (Gv 18, 20-22)
”…una delle guardie presenti diede uno schiaffo
a Gesù,…”
Sull’immagine della faccia si
può osservare come il naso fu spostato da una percossa di un bastone. Questo
colpo è meglio visibile sul negativo fotografico; è comprensibile anche la
direzione della bastonata, messa ancor meglio in evidenza dall’immagine
tridimensionale.
”…intrecciata una corona di spine, gliela posero
sul capo…”+
Si può inoltre osservare molto
sangue coagulato sulla fronte e sui capelli. Sul mezzo della fronte, c’è un
piccolo rigagnolo di sangue venoso, in forma di tre rovesciato, come
conseguenza di lacerazione di una vena. Sul margine superiore della fronte due
gocce di sangue scorrono dalla ferita superficiale di destra.
2. La fronte e la nuca (Mt 27, 27-30)
…”…E sputandogli addosso, gli
tolsero di mano la canna e lo percuotevano sul capo.”(Mt 27, 30)
Sulla nuca si mettono in
evidenza numerose impronte di emorragie dalla medesima fisionomia di quelle
sulla fronte.
Il sangue ha carattere arterioso e venoso. Una lunga serie di spine,
configgendosi profondamente, hanno leso con molta probabilità l’intreccio delle
arterie occipitali ed alcune vene profonde. Le lesioni delle vene e delle
arterie sono la conseguenza della cosiddetta ”coronazione di spine”.
3. Le spine
I rami spinosi, che formavano
la corona-casco posta sul capo dell’Uomo della Sindone, erano probabilmente
quei rami spinosi che i botanici chiamano ”Zizyphus spina Christi”.
Le spine di questi rami hanno
le proprietà seguenti: se sono spinte dolcemente, si piegano e non penetrano;
ma se sono spinti con violenza, trapassano la carne come aghi.
4. Gli
ematomi provocati dalla flagellazione
(Gv 19, 1. 14-16; Mt 27, 26; Mc 15, 15)
”Allora Pilato fece prendere Gesù e lo fece
flagellare”
L’Uomo della Sindone è pieno di ferite e di percosse.
Gli esperti hanno enumerato circa 100-120 colpi di
flagello. Sembra che solo il volto non sia stato colpito da flagelli (
oppure i colpi non sono visibili a causa del sangue abbondante che lo ricopre).
I colpi di flagello furono dati prevalentemente sulla zona omerale e delle
costole. Coloro che colpivano furono due di altezza diversa, e colui che
riceveva i colpi stava piegato e con le spalle esposte.
5. Esemplari e modelli di flagello
Il modello della figura è un
esemplare di flagello i cui piombi (taxilli), sovrapposti ai segni di
flagellazione lasciati sul corpo, ci fanno capire che questi coincidono con
quelli del tipo di flagello mostrato.
Nonostante questo, per la
flagellazione dell’Uomo della Sindone, probabilmente, sono stati usati due
specie di flagelli: uno con i piombi alla fine delle cinghie, l’altro con delle
punte ricurve o uncini; il colpo di flagello, in questo caso, provocava sulla ferita anche delle lacerzioni.
6. Il percorso del condannato a morte
”essi allora presero Gesù ed egli, portando la croce, si avviò verso il
luogo del Cranio, detto in ebraico Golgota,…”(Gv 19,16-18)
L’immagine sul Lenzuolo ha, per così dire,
memorizzato come fu il percorso doloroso dell’Uomo della Sindone verso il luogo
della condanna a morte.
Le sue spalle furono strisciate dal patibolo, cioè dalla
trave trasversale della croce, che era legata alle spalle del condannato.
Essa dovette esser lunga un metro e sessanta centimetri
e dovette pesare approssimativamente 40 o 50 chilogammi.
Le cadute
Lo zigomo destro, le sopracciglie, il centro della
fronte, entrambe le ginocchia, parzialmente lob zigomo sinistro, portano i
segni evidenti di almeno tre cadute , che causarono le rispettive tumefazioni.
Il Vangelo conferma questo aspetto in modo
indiretto: Simone di Cirene è costretto dal centurione romano a prendere su di
sé la croce di Gesù.
“Mentre lo
conducevano via, presero un certo Simone di Cirene che veniva dalla campagna e
gli misero addosso la croce da portare dietro a Gesù” (Lc 23,26).
7. La Crocifissione
“Quando giunsero al luogo detto Cranio, là crocifissero lui e i due
malfattori”(Lc 23, 33).
La crocefissione era usata spesso nell’antichità: Erodoto, constatava che questa pratica esisteva in Asia Minore tra i Greci ed in Africa tra i Cartaginesi, secondo l’uso appreso dai Persiani.
La Storia ci ricorda migliaia di crocifissi nella
primavera del 71 a.C. Al tempo della rivolta di Spartaco, circa 6000 schiavi
furono crocifissi lungo la strada Appia per ordine di M. Licinio Crasso.
Due mila ribelli giudei furono condannati alla
crocifissione nell’anno 4 a.C. da parte del governatore romano in Siria
Quintilio Varo; “una moltitudine di banditi” furono crocifissi in Palestina da
parte del procuratore romano Felice (52-60 d.C.).
Nel 70 d. C., nel tempo dell’assedio a Gerusalemme,
molti cittadini furono crocifissi: “ 500 al giorno o anche di più”.
I crocifissi potevano resistere molto, anche due
giorni. Per farli morire più rapidamente, si spezzavano loro le gambe.
La crocifissione fu abolita dall’imperatore Costantino e non fu più praticata in forma legale.
8. Gli arti inferiori
I piedi, uno sopra l’altro, furono trafitti da un chiodo, il sinistro stava sopra il destro, che si appoggiava duramente sul palo della croce. .
Il piede destro ( sulla Sindone sembra il sinistro, essendo un negativo) ha lasciato l’impronta completa. Del piede sinistro, invece, si vede solo l’impronta del calcagno e questo è curvato, poiché i piedi furono sovrapposti e fissati con un solo chiodo. Il chiodo dell’immagine presentata dà un’idea di come era il Santo chiodo che fu usato per crocifiggere Gesù. Il chiodo presentato è una rielaborazione per darci un’immagine che sia simile al chiodo che ha trafitto i piedi di Gesù. Il modello fu il chiodo che si conserva nella Cappella delle Sante reliquie nella Basilica di “Santa Croce in Gerusalemme” a Roma.[1]
Se consideriamo attentamente l’impronta del piede destro, possiamo osservare due macchie oscure di sangue che danno l’impressione che sarebbero stati due i chiodi, che trafissero i piedi di Gesù. In realtà la macchia sopra il calcagno è sangue sceso a coagularsi nella tomba.
9. Mani e
braccia
Stando alla Sindone, le mani furono poste in croce
una sull’altra; la mano sinistra si appoggia sulla destra, coprendone una
parte.
La ferita è sul carpo, tra le ossa del polso e non
sulla palma, come la rappresentarono le raffigurazioni artistiche.
Si studiò e si fece esperimenti circa il luogo ove
fu posto il chiodo, il cosiddetto “spazio di Destot”. E’ il luogo nel quale il
chiodo può attraversare la mano abbastanza facilmente, in tal caso, lede il
nervo sensitivo motorio, il quale, colpito, sollecita un dolore atroce.
Le macchie di sangue che si vedono lungo le braccia
non sono presenti in modo lineare continuo in nessuna delle due braccia. La
prima parte del braccio destro è percorsa da macchie di sangue che si
interrompono e si intersecano, secondo la direzione avuta dal braccio. Il
sinistro, invece, presenta due rivoli di sangue separati, entrambi obliqui.
10. Posizione sulla croce
Il sangue con i suoi rigagnoli
ha permesso di ricostruire la posizione diversa assunta dal corpo sulla croce.
Le braccia formarono angolazioni diverse rispetto al braccio della croce.
Questo significa che la posizione del condannato
variava di quando in quando, a seconda dei movimenti, dei piegamenti o del
sospingersi verso l’alto, necessari per poter parlare, per riprendere un po’di
aria per non morire immediatamente di asfissia.
11. Ferita del costato
La ferita del costato è chiaramente visibile, come
lo sono le ferite dei chiodi alle mani e ai piedi. Si trova sulla destra, nella
parte anteriore del torace, tra la quinta e la sesta costola. Ha una forma
ovale e misura 4,5 cm. di lunghezza e 1,5 cm. di larghezza. Attorno alla ferita
si vede una macchia notevole, in parte distrutta dal fuoco dell’incendio
(1532)Parte di essa è sangue e parte è siero. Le dimensioni di quella macchia
sono di 6 cm.x 15 cm. Il sangue è senza siero, uscito dalla ferita prodotta
dalla lancia dopo la morte del condannato. Il sangue ed il siero si sono
formati assieme e poi separati nell’ansa della pleura, in seguito ad uno dei
molti traumi sofferti da Gesù nel tempo della Passione.
Il colpo di lancia avrebbe fatto uscire prima la
parte rossa, poi quella composta dal siero, così come annotava Giovanni:
“Uscì sangue ed acqua” (Gv 19,34).[2]
12. Esame
della ferita (Gv 19, 28-40)
La ricostruzione e l’esame della ferita prodotta
dalla lancia sull’Uomo della Sindone, come lo stabilire il tipo di sangue che è
scorso da quella ferita, dimostra che
quell’Uomo
era certamente già morto quando fu avvolto nel lenzuolo. Il sangue che ha
bagnato la stoffa in quel punto è sangue in fase di decomposizione: è sangue di
un cadavere.
13. Il sangue lungo i reni ( Gv 19,41-42)
Si scorge con evidenza sulla Sindone due grossi
rivoli di sangue nella zona dei reni.
Essi hanno
formato una grande impronta di sangue, osservabile trasversalmente sui fianchi.
Si tratta di sangue di una persona ormai morta.
Esso si è raccolto lì quando il corpo dell’Uomo della Sindone fu deposto nella
tomba. (La grande quantità è dovuta ai coaguli che si sono sciolti con
l’umidità della tomba)


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