IL Lenzuolo di Torino è la Sindone che parla allo spirito dell'uomo. Lettura.

 


LA SINDONE E LA VIA DELLA CROCE

 

 

1. Spiritualità e Sindone

 

Nella religiosità sviluppatasi nella chiesa, sia attraverso la venerazione delle immagini, sia attraverso la religiosità popolare carica di elementi sensibili, come attraverso il metodo stesso degli esercizi spirtuali proposto da Sant’Ignazio di Loyola, si è ricorsi all’elemento visivo e immaginativo (”compositio loci”), considerandolo di grande aiuto per favorire la concentrazione dello spirito sopra il mistero proposto. Questo è un metodo d’altra parte, che corrisponde sicuramente alla logica dell’ Incarnazione. Dio ha voluto assumere in Gesù la forma umana, e noi siamo invitati ad entrare in contatto con il suo mistero divino attraverso la sua concretezza umana.[1]

La visita alla Sindone entra in questa devota spiritualità e può favorire la concentrazione dello spirito sul mistero della Salvezza e su quello dell’ Uomo- Dio crocifisso e risorto. Una specie di meditazione che diviene estremamente utile, perchè apre l’animo e la propria vita alla preghiera, all’assoluto. In linea con questa spiritualità, noi vorremmo ora riflettere sul rapporto che la Santa Sindone può avere, in linea con il Vangelo, sulla nostra vita spirituale.

            Il confronto, infatti, tra ciò che dice il Vangelo e ciò che vediamo sulla Sindone ci convince che la Sindone è veramente un documento originale sulla Passione, Morte e Risurrezione di Cristo e l’accostarsi ad essa diviene un incontro che suscita la fede.

 

Sindone ed Eucaristia

Il miracolo eucaristico di Lanciano


            La Sindone,che, attraverso l’immagine, che conserva, rivela una Presenza santa, ha un legame evidente con L’Eucaristia. In essa infatti vi è una Presenza che non esclude le altre modalità diverse di presenza di Cristo, anzi le presuppone e ce le ricorda. La Sindone, come l’Eucaristia, è un segno che, a causa della fede e della grazia del Signore, produce effetti spirituali in chi la vede, la comprende e ne scopre l’appartenenza, dandole onore.

La Sindone è la Presenza dell’Uomo dei dolori. L’Eucaristia è Presenza in senso profondo e primario di offerta e sacrificio. In essa Cristo attualizza di nuovo il sacrificio realizzato una volta per sempre sul Golgota. La Sindone, che attraverso le sue impronte ci mostra l’Uomo dei dolori, diviene un memoriale che annuncia la Morte di Gesù. La Sindone, che ci mostra le Sofferenze e la Morte di Gesù, svela anche a noi i segni della sua Risurrezione, divenendo un testimone, così come l’Eucaristia, della morte e risurrezione di Gesù fino a quando Egli vorrà venire. Perciò la Sindone, come l’Eucaristia, è la memoria del mistero della salvezza nostra e sta in relazione stretta con il santo mistero dell’Eucaristia.

 

 


L’amore

Solo l’amore di Cristo ci può scoprire il senso della morte di Cristo.

“ Egli mi ha amato ed ha dato la sua vita per me” – afferma San Paolo (Gal 2,20). La Rivelazione ci fa conoscere con grande evidenza che l’amore è la causa della morte di Cristo. Di conseguenza, la morte di Cristo non è solo un mistero di sofferenza e dolore, che ci rattrista, ma è la via eccellente attraverso la quale l’amore si rende palese e si fa conoscere.

E’ in questo senso che san Paolo, pieno di entusiasmo, si rivolge ai Corinti ed esclama: “Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e questi crocifisso” (1 Cor. 2,2).

Per qual motivo fu crocifisso Gesù. Perché lì, sulla Croce,, dove il Figlio suo è morto Dio Padre ha voluto manifestare l’amore infinito verso ogni uomo, perché, per mezzo di questa realtà misteriosa della sua morte, Egli volle salvarci.

            San Bernardo, rivolgendosi ad un cristiano diceva: “ Qui bisogna che l’uomo volga il suo sguardo e che da qui si renda conto di quanto grande sia la cura amorosa di cui Dio lo circonda; da qui l’uomo può cogliere il pensiero di Dio su di lui e il suo favore. Non guardare, o uomo ciò che tu soffri, ma ciò che Lui ha sofferto per te. Da quel che Lui ha fatto per te, riconosci quanto tu vali di fronte a Lui, sicché nell’amore che Lui ha per gli uomini, tu ne scopra la bontà.”

“Di fatto quanto più cercò di farsi piccolo per amore verso gli uomini, tanto più grande rivelò la sua bontà e quanto più umile volle farsi, tanto più Egli mi è caro.

L’ Apostolo dice: “ Si sono manifestati la bontà di Dio Salvatore nostro, e il suo amore per gli uomini”(Tit 3, 4). Certo grandi ed evidenti sono la bontà e l’amore verso gli uomini da parte di Dio!

Ma che grande dimostrazione di amore ci ha dato Colui che ha voluto aver cura di unire la natura umana con quella divina donandosi al posto nostro, per noi!”[2]

Il ricordo della Passione di Gesù è allora esperienza dell’amore di Dio. La contemplazione della Sindone che ci mostra la Passione di Gesù è allora causa di una scoperta, quella dell’amore del Padre.

 

S. Carlo Borromeo difronte alla Sindone

2. Contemplazione e preghiera

 

Meditando alla luce della Sindone di Torino questo mistero di sofferenza e di amore, assieme a Maria, mi rendo consapevole che sono alla presenza di Gesù Cristo Inviato, Uomo e Dio,che porta la croce per me. Cerco di immaginarmi quest’uomo particolare di fronte a me.

Mi sforzo di immaginare quest’Uomo speciale di fronte a me…Un Uomo pronto ad accettare l’umiliazione, a portare la croce ed a dare la sua vita di tutto cuore…

-          Ti adoriamo o Cristo e ti benediciamo!

-          Poiché con la tua santa Croce hai redento il mondo.

 

„Sii benedetto, Signore mio Gesù Cristo, perché hai sudato sangue dal tuo corpo innocente a causa del timore delle sofferenze e della tua morte, pur attuando la nostra redenzione, che desideravi di realizzare, mostrando così chiaramente il tuo amore per il genere umano.”

 

Piaghe della flagellazione su tutto il suo corpo

  1. „Allora Pilato fece prendere Gesù e lo fece flagellare”

(Gv 19,1).

  1. „ Ho dato la mia schiena a quelli che mi flagellavano”

 (Is 50, 6).

  1. „Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per gli amici "

In una preghiera spontanea ringraziamo Gesù per il sacrificio assunto per noi, per l’intera umanità… e chiediamo la forza di portare la croce di ogni giorno insieme con Lui. 

„ Lode a Te, Signore mio Gesù Cristo, perché hai permesso con tanto amore di essere legato ad una colonna, di essere flagellato in modo inumano, di esser condotto pieno di sangue per essere giudicato da Pilato, e che ti sei mostrato come un agnello senza colpa condotto al sacrificio.”

-          Ti adoriamo o Cristo e ti benediciamo!

-          Poiché con la tua santa Croce hai redento il mondo.

 




Le lacerazioni al capo e le percosse sulla faccia

  1. „E i soldati, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo…E gli davano schiaffi” (Gv 19, 2-3).
  2. „E gli percuotevano il capo con una canna, gli sputavano addosso..” (Mc 15, 19).

”…Mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi”(Ro 5, 8).

”…Ha dato sé stesso in riscatto per tutti” (1Tm 2, 6).

La partecipazione al mistero della morte di Cristo è essenziale per ogni cristiano. Prima di tutto, perché egli è battezzato nella morte del Signore (cfr. Ro 6, 3), ma poi anche perché in ogni celebrazione  eucaristica si celebra questo avvenimento della Croce sia pure senza spargimento di sangue. San Paolo ci ricorda che ogni volta che mangiamo del Pane Eucaristico e beviamo dal Calice della Salvezza, annunziamo la morte del Signore finché egli venga (1 Cor 11, 26). Si può dire che, quando uno assume il Corpo di Cristo, annuncia la morte di Cristo, ma, nello stesso tempo ne proclama la causa, che è l’amore di Dio. Questo amore, “riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato” (Rm 5, 5), ci invita ad imitarlo.

 

“ Gloria a te, Signore mio Gesù Cristo, perché fosti oltraggiato quando, rivestito di un manto rosso, fosti incoronato con spini pungentissimi ed hai sopportato con pazienza infinita che la tua faccia fosse ricoperta di sputi, i tuoi occhi bendati, il tuo volto percosso violentemente da mani sacrileghe di uomini peccatori.”

-          Ti adoriamo o Cristo e ti benediciamo!

-          Poiché con la tua santa Croce hai redento il mondo.

 


Le contuzioni sulla spalla sinistra e la piaga alla spalla destra. Le ginocchia gonfie per le cadute.


1.“Essi allora presero Gesù ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo del Cranio, detto in ebraico Golgota” (Gv 19, 17).

2. “Mentre uscivano, incontrarono un uomo di Cirene, chiamato Simone, e lo costrinsero a prender su la croce di lui”(Mt 19, 32).

 

Il mistero della vita e della nostra fede cristiana più importante e caratteristico è il mistero della Pasqua. I Cristiani sono chiamati da Gesù a partecipare in modo cosciente all’opera della salvezza nel mistero pasquale accettando la croce di ogni giorno, insieme con Lui, così pure la sofferenza e la morte per la salvezza del mondo e per il bene dei propri simili.

 

“Sii benedetto, o mio Signore Gesù Cristo, perché tu hai redento le anime con il tuo prezioso sangue e con la tua santa morte, e sii pure benedetto perché nella tua misericordia le hai condotte dall’esilio alla vita eterna”.


-          Ti adoriamo o Cristo e ti benediciamo!

-          Poiché con la tua santa Croce hai redento il mondo.

 

 


I segni delle ferite alle mani ed ai piedi

1.”Quando giunsero al luogo detto Cranio, là crocifissero lui e i due malfattori, uno a destra e l’altro a sinistra” ( Lc 23, 33).

 

            Se assumo la mia croce personale in modo libero e nello Spirito Santo che riempie la mia esistenza, tutte le sofferenze divengono una forza purificatrice per unirmi più profondamente con il mio Signore e partecipare in maniera più efficace all’opera della salvezza.

 


“Onore a te, o mio Dio Gesù Cristo, perché hai concesso che ti condannassero alla morte di croce nel tuo corpo santo, tutto bagnato di sangue; perché hai portato nel dolore sulle tue spalle sante la croce e perché hai voluto essere inchiodato sul legno della croce dopo che fosti trascinato con crudeltà sul luogo del patibolo e fosti spogliato dei tuoi abiti”.

 

-           Ti adoriamo o Cristo e ti benediciamo!

-           Poiché con la tua santa Croce hai redento il mondo.

 

 


La morte e il colpo di lancia al costato

“Dopo questo, Gesù, sapendo che ogni cosa era stata ormai compiuta, disse per adempiere la Scrittura: “Ho sete!”. Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna imbevuta di aceto in cima ad una canna e gliela accostarono alla bocca. E dopo aver ricevuto l’aceto, Gesù disse: “Tutto è compiuto!”. E, chinato il capo, spirò”(Gv 19, 28 – 30 ).

 

“Venuti però da Gesù e vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati gli colpì il fianco con la lancia e subito ne uscì sangue e acqua” (Gv 19, 33 – 34).

 

Noi che siamo di Cristo, siamo coscienti che, dal momento nel quale Gesù ha preso il legno della croce ed ha dato la sua vita per noi, tutte le sofferenze nostre hanno senso, divenendo tutti noi partecipi del mistero della croce, ma anche perché Gesù si farà presente nello stesso dolore in ciascuno che soffre.

 

“Sia lode a te in eterno, o Signore mio Gesù Cristo, per ogni momento in cui tu hai sofferto per noi peccatori sulla croce pesantissimi dolori e grandi amarezze; i gravissimi dolori delle tue piaghe trapassavano in modo orribile il tuo spirito sereno e trafiggevano in modo crudele la tua santa anima, finché, avendo cessato di battere il tuo cuore, hai dato serenamente l’ultimo respiro e, chinato il capo, hai affidato il tuo spirito a Dio Padre con tutta umiltà, rimanendo il tuo corpo freddo, nella morte”.

 

-          Ti adoriamo o Cristo e ti benediciamo!

-           Poiché con la tua santa Croce hai redento il mondo.

 

“Gloria a te, o Signore mio Gesù Cristo, perché hai voluto che il tuo corpo benedetto fosse posto giù dalla croce da parte dei tuoi amici, che fosse affidato alle braccia della tua Mamma addolorata ed avvolto dalla Sindone e racchiuso nella tomba e custodito dai soldati.

Onore eterno a te, o Signore mio Gesù Cristo, perché, al terzo giorno, sei risorto dai morti e ti sei mostrato vivo a coloro, che tu precedentemente hai scelto”.

Ave o Maria…

 

“ Sii benedetto, lodato e onorato per sempre, o Signore mio Gesù, che siedi in trono nel regno dei cieli, nella gloria della tua maestà, vivo ed integro in quel tuo corpo, che hai assunto dal seno della Vergine.

Così verrai nel giorno del Giudizio per giudicare tutte le anime di coloro che sono vivi o sono morti: tu che vivi e regni insieme con il Padre e lo Spirito Santo nei secoli eterni. Amen”.[3]

 

Cristo della Sindone e l'umanità sofferente


“La Sindone di Torino è un incontro con la fede”, ma anche “La Sindone di Torino rivela le sofferenze di Cristo e le sofferenze degli                            uomini”(L.Bonora)


LA SINDONE E LA RISURREZIONE

 

 


1. I segni della risurrezione [4] 

L’immagine che appare sulla Sindone porta i segni della Risurrezione.

Cristo è morto per noi, perchè sia che vegliamo, sia che dormiamo, viviamo insieme con lui” (1 Tes 5, 10).

La Sindone, per mezzo della figura impressavi, pone in evidenza l’aspetto di salvezza della morte di Cristo, aspetto che tutavia deve esser compreso con precisione: esso infatti non può assolutamente mai esser separato dal mistero della Risurrezione. Poiché l’ apostolo dice chiaro: “Ma se Cristo non è risorto, è vana la vostra fede e voi siete ancora nei vostri peccati” (1 Cor 15, 17).

Questo vuol dire che l’immagine che appare sulla Sindone porta in sé il segno innegabile della Risurrezione.

Per capire questa verità è indispensabile che esaminiamo la Sindone alla luce dei Vangeli.

Leggiamo nel Vangelo: Uscì allora Simon Pietro insieme all'altro discepolo, e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l'altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Chinatosi, vide le bende per terra, ma non entrò.Giunse intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel sepolcro e vide le bende per terra, e il sudario, che gli era stato posto sul capo, non per terra con le bende, ma piegato in un luogo a parte.Allora entrò anche l'altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette” (Gv 20, 3-8).

E’ così che la Sindone e le bende (sudario) divengono segno della Risurrezione ed è data conferma alle parole di Gesù: “Chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà” (Mt 10, 39); e  chi lascerà tutto per me, “riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna” (Mt 19, 29).

 

 

2. Considerazioni conclusive

Quando sei di fronte alla Sindone, puoi vedere un positivo fotografico che in realtà è un negativo ottico, sicché a stento tu vedi la figura dell’Uomo della Sindone. Ma quando sei di fronte al negativo fotografico della Sindone, tu hai davanti agli occhi il positivo ottico e vedi bene la figura di quell’Uomo.

Nel primo caso, tutto ciò che si vede è qualche cosa come riflesso da uno specchio, cosicché ti pare che tu sei colui che si riflette. Ti pare che l’Uomo della Sindone ti inviti a dire che tu sei quello crocifisso lì oppure che tu sei in Lui…Effettivamente tu istintivamente tendi a muovere le tue membra per capire a quale di esse quelle che vedi corrispondono. Il riflettersi in Lui, nell’Uomo della Sindone, è il mistero del santo lenzuolo, mistero della redenzione.

Ti pare di udire un grido che dice: “Per te mi sono sacrificato!” Ed ancor più:”Al tuo posto mi sono dato in offerta!... Ora tu entra in me. “

      Per questo motivo, la Sindone di Torino, che è testimonianza delle sofferenze di Cristo, è anche testimonianza per l’uomo che soffre (cfr. Discorso del Papa Giovanni Paolo II, 24 maggio 1998 a Torino, n. 4).

Ma la Sindone diviene anche occasione per manifestare ed approfondire la propria fede. Per mezzo di essa, infatti, si può capire quanto grande fu l’amore che ha spinto Gesù Cristo ad offrirsi quale vittima sull’altare della Croce.

Attraverso la sua morte Gesù sta cercando di affermare un volto di Dio completamente sconosciuto agli uomini del suo tempo. Dio per Gesù è ‘dedizione incondizionata’, che «va intesa simultaneamente come dedizione priva di condizioni e sottratta a condizionamenti» (Sequeri, L’idea della fede, 121). Questo è il cuore del suo annuncio che ci svela Dio Padre e che ci rivela

 l’ identità di Gesù Figlio di questo Abbà.

Essendo la dedizione il centro del messaggio, è evidente che la violenza disumana e l`oppressione dell’altro non si addicono alla verità che Dio è Amore totale e si oppongono al messaggio di Gesù, creando una alternativa radicale al Cristo Signore. A questo egli non si piega e accetta la propria eliminazione,con la certezza che essa è voluta dal Padre come compimento reale della sua missione: il suo è «amore sino alla fine» (Gv 13,1), pro-esistenza totale, che non si sottrae a nulla pur di amare e salvare l’altro. Aveva affermato infatti che Dio è “dedizione “

( Gv 3, 16) e che Lui e il Padre sono una cosa sola (Gv 10,36-38). In questo senso è corretto affermare che «l’apologetica della dedizione di Dio è la dedizione di Dio». Non ci fu altra forma di difesa che Gesù mise in campo per mostrare la credibilità di Dio Padre e della sua unità con il Padre: “donarsi per amore fino alla fine di se stesso”. Se questo non basta, non c’è altro che si possa fare, in un mondo di peccatori. ( cfr, D. ROSSANO SALA, Teologia fondamentale, lectio 16, Crocetta, Torino 2006).

La Sindone ci ricorda tutto questo. E, “facendo eco alla Parola di Dio ed a secoli di consapevolezza cristiana, la Sindone sussurra:” Credi nell’amore di Dio, il più grande tesoro donato all’umanità, e fuggi il peccato, la più grande disgrazia della storia.”( Discorso del Papa G. P. II, op. cit. n. 5).

La Sindone spinge il cristiano ad offrire pure se stesso come Cristo Gesù, anche se non nello stesso modo di sofferenza e sangue. E affinché la sua offerta sia gradita a Dio, deve esser fatta in comunione con l’offerta sacrificale di Gesù, unica offerta perfetta. In questo modo, il cristiano che vive in Cristo, che si sacrifica per amore e per gratitudine verso Cristo donandosi a Dio e al prossimo, muore a se stesso e diviene offerta viva, santa e gradita a Dio ( cfr. Ro 12,1), un altro Gesù, specchio di Lui, che lo condurrà alla Risurrezione.

L’incontro con la Sindone ci spinge a questo. Il cristiano non vive più per se stesso, ma per Cristo, in comunione con Colui al quale si addice ogni onore e gloria nei secoli.


Il Santo Volto nella Cattedrale ortodossa di Chishinau.

 

      Il 4 maggio 1613, San Francesco di Sales aveva la gioia di poter tenere con le sue mani a Torino la santa Sindone. Era una giornata di caldo. Più tardi egli scriveva a santa Giovanna di Chantal: “ Un anno fa, in questo periodo, ero a Torino.

La santa Sindone era esposta in mezzo a numerosa folla; molte gocce di sudore, che scorrevano sul mio volto, caddero proprio sulla santa Sindone. Dal mio cuore uscì allora questa preghiera:

“O mio Salvatore, si mescolano gocce del mio sudore, di me persona indegna, con le tue gocce di sudore! Che io possa versare il mio sangue, la mia vita, i mie sentimenti nel tuo santo sangue!”… E’ quanto desideriamo anche noi guardando Cristo crocifisso come si vede sulla Sindone.

Nella vita di ciascuno ci sono momenti inevitabili di sofferenza, di confusione spirituale, di desolazione, di amarezza inesprimibile e di abbattimento interiore; ci sono proprio quelle lotte di ogni giorno che quotidianamente riprendiamo su di noi; quell’impotenza evidente di non riuscire a strappare il male attorno a noi; tanti desideri che si sfilacciano in illusioni!

Ma le nostre amarezze non devono risolversi in veleno. Quando la sofferenza ci strappa dal cuore parole simili a quelle dette da Gesù in croce, bisogna che sentiamo che le nostre sofferenze si perdono nelle sue come una lacrima nell’oceano. In quei momenti Gesù è accanto a noi con la sua santa agonia[5].

“Quando soffrite, ponete le sofferenze accanto alla corona di spine del Signore Gesù!”- diceva Don Bosco (MB XI,363).

 

Punto culmine della narrazione evangelica è la Passione di Cristo che termina con la condanna a morte ed alla morte di croce. Questa sofferenza di Cristo è innanzitutto simbolo delle sofferenze degli uomini di ogni tempo. In realtà, Gesù non fu né il primo né l’ultimo tra coloro che hanno sofferto, ma è il punto di convergenza di tutte le sofferenze. Nella sua sofferenza così ingiusta e scandalosa, quale ci presenta la santa Sindone di Torino, si ritrovano inisieme tutte le sofferenze spaventose dell’intera storia umana. Questo orrore che desta la croce, nel quale confluiscono tutte le sofferenze del mondo e della storia, è accolto e fatto proprio da Gesù per farvi entrare in esso la forza della sua Risurrezione (Col  1, 15-20). La Risurrezione, infatti, è conseguenza della croce ( Fil.2, 6-11).  [6]

E’ per questo che possiamo dire ancora una volta, come all’inizio:

“La Sindone di Torino è un incontro con la fede”, ma anche “La Sindone di Torino rivela le sofferenze di Cristo e le sofferenze degli uomini”.

 

 




[1] Papa Giovanni Paolo II, Discorso del 16 ottobre 2004.

[2] Padri Latini (PL) 133, 141-143: Liturgia delle ore (Breviario romano), vol.1, p. 438.

[3] Preghiera attribuita a santa Brigida, Patrona dell’Europa (Vedi: Liturgia delle ore, Iaşi 2003, vol. 3, pp.1449-1451).

[4] L. BONORA, Sindone e scienza, op. cit. , pp.42-43.

[5] C. DUMEA, Cuvintele de pe urmă rostite de Cristos pe cruce, „Sapientia”, Iaşi, 2001, pp. 23-24.

[6] CARMINE DI SANTE,  Passione: Note di Pastorale Giovanile, LDC,

1 gennaio 2006, anno XL, pp. 42-43.

 

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