Siamo giunti ad una conclusione...

 

Siamo giunti ad una conclusione...

 Ma che ne direbbe un educatore saggio circa la Sindone e al portarla a conoscenza dei giovani ...spensierati?

 

Noi che parliamo della Sindone, possiamo domandarci se questo interesse al sacro lenzuolo sia estensibile alla gioventù o se possa essere qualcosa in più, forse di poco conto.

 Don Bosco e la Sindone

            Sappiamo bene che Don Bosco fu un grande educatore e che visse a Torino. 

Ci potremmo allora chiedere: “Egli conobbe la Sindone ivi conservata? 

Che conto ne fece? 

La ignorò? I

Instillò nel cuore dei suoi giovani la devozione a questo sacro lino?

Lui che di tutto si servì per orientare i suoi giovani a fuggire il peccato 

e per questo arricchì il loro cuore di amore a Gesù, instillò, forse, in essi l’amore

 a Gesù Crocifisso? Fece loro capire l’amore di quel Dio che dona 

il suo Figlio e ne accetta la condanna alla morte ed alla morte di Croce 

per salvare noi?

Non c’è dubbio.


Il Padre e Maestro della gioventù non ignorò, ma arricchì l’amore dei giovani a Gesù anche con i segni della Passione e non ignorò per nulla la Sindone, anzi se ne servì per aiutare i suoi ragazzi a fare della loro vita una risposta generosa a così grande amore di Gesù. Ci sono fatti e documenti che testificano questo.

Quando la sua cara mamma a Valdocco si sentì stanca ed incapace di portare il peso di un così grande numero di ragazzi anche difficili, Don Bosco, alzando gli occhi al Crocifisso, disse solo: “Mamma, guarda! …” Mamma Margherita chinò il capo e disse: “Hai ragione!” e rimase, donando tutte le sue forze per quei giovani, fino alla fine.

All’inizio della Quaresima del 1848, Don Bosco volle che ogni venerdì i suoi giovani meditassero la Passione di Gesù attraverso la Via Crucis [1]. E volle che si continuasse per l’avvenire questa pia pratica, come appare chiaro da una lettera del 1865[2].

Quando negli anni Quaranta scrisse per i giovanetti la “ Storia Sacra”, al paragrafo “Gesù nel sepolcro”, scrive: “ Giuseppe di Arimatea aiutato da Nicodemo, altro discepolo segreto, calò dalla croce il corpo di Gesù, lo unse, lo imbalsamò, e, avvoltolo in un lenzuolo, il pose in un sepolcro nuovo scavato nel sasso, ove niuno ancora era stato riposto”. E pone una nota in calce. La nota dice:

“Questo lenzuolo, dopo molti prodigiosi avvenimenti, fu portato a Torino, dove tuttora conservasi nella Reale Cappella della Sindone, attigua alla Chiesa Metropolitana di questa città.”[3].

Ma non basta! Don Bosco non solo conosceva la Sindone e la sua storia, ma la venerava personalmente e portò i suoi giovani a venerarla più volte[4]. Sono documentati due momenti certi di questa sua devozione: in occasione dell’esposizione del 21 aprile 1842 e dell’esposizione del 22 aprile 1868, quando egli intervenne con i suoi giovani dell’Oratorio a venerare il santo lino. Del primo fatto si dice espressamente: “Don Bosco pure vi accorse e con lui tutti i giovani dell’Oratorio. Egli che era tenerissimo verso i dolori del Salvatore e della divina sua Madre, di questo commovente spettacolo si valse per destare nei suoi giovanetti odio implacabile al peccato ed un amore ardentissimo a Gesù Redentore, ciò che faceva sempre in tutta la sua vita, ogni volta che aveva occasione di parlare della Passione del Signore e dei dolori della sua SS. Madre”[5].

E’ chiaro dunque che Don Bosco non solo conobbe e venerò la Santa Sindone, ma anche ritenne che essa fosse un prezioso dono del Signore per educare i giovani, per aiutarli ad amare Gesù, per essergli riconoscenti per quanto Lui ha fatto per noi e per convincerli sempre pià a non offendere mai il Signore con il peccato.

Possiamo dimenticare questo? Trascurare questo esempio di un Educatore modello, questa sua sensibilità pedagogica e formatrice?

La devozione del salesiano sacerdote Natale Noguier,[6] che si interessò per primo a volerla fotografare, e di tutti gli altri figli di Don Bosco, che, nel corso degli anni ne hanno promosso la conoscenza e la devozione, accanto alla cura ed alla spiritualità formatrice che da essa ricavò don Bosco, è un forte stimolo a non trascurare questo grande dono del Signore, quale è il sacro lino di Torino, la Sindone.[7]

 


DOMANDE (per una riflessione personale)

 

 

In seguito a tutti questi diversi argomenti presentati, è bene che ci poniamo alcune interrogazioni a modo di meditazione conclusiva.

 

  • Ti ha impressionato certamente la Sindone, questa reliquia originale ed unica, ma di essa che cosa maggiormente ti ha colpito?
  • La Sindone in questo nostro mondo dominato dalla cultura delle immagini, ha forse un suo messaggio particolare?
  • La Sindone fu detta “un’immagine non fatta da mano d’uomo”. Ti pare che ci sia in essa l’intervento speciale di Dio?
  • A riguardo della Sindone, la scienza e la fede sembrano accordarsi sulla sua autenticità ( fatta eccezione della prova di datazione con il carbonio 14). Che ne pensi tu? Può essere veramente il lenzuolo che avvolse Gesù nella tomba?
  • L’esperienza di aver visto la Sindone ha suscitato in te un qualche desiderio di vita nuova?

 

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La Sindone di Torino- Esposizioni

 

L‘esposizione della Sindone avvenne molte volte nei secoli dopo il suo ritrovamento ad Edessa nel 544 in Turchia.

Nel secolo scorso fu esposta al pubblico solo 4 volte. 

Papa San Giovanni Paolo II la venerò a Torino il 24 maggio 1998.  

Nel 2010 venne esposta alla presenza del Papa Benedetto XVI. Il Sommo Pontefice e Vescovo di Roma, nella sala Negri, all’udienza generale del 2 giugno 2008, ha voluto annunciare che l’anno del 2010 sarà dedicato alla Passione di Cristo. In quel contesto, ha voluto annunciare che ha accettato alla richiesta dell’Arcivescovo di Torino che nella primavera del 2010 si faccia un’altra esposizione solenne della Sindone a Torino.Il Papa ha poi soggiunto: “Ser il Signore mi vorrà dare salute, spero di venire anch’io”.

Seguirono altre esposizioni più o meno pubbliche.

Ogni esposizione “dà modo di contemplare il misterioso Volto che nel silenzio parla al cuore degli uomini, invitandoli a riconoscervi il Volto di Dio”[8].

Se andremo anche noi presso la Sindone a Torino non dovră essere per curiosità e basta, quanto piuttosto per devozione e fede. Quel lenzuolo, infatti, è un oggetto che risale a molto tempo innanzi ed è, nello stesso tempo, ricco di mistero.[9] Un innegabile dono di Dio.

 

La Santa Sindone, come è  mostrata a Torino.

 






 

 

 

 

Congedo

 “Se ha gli occhi chiusi, è per vederci meglio. È anche perché noi lo possiamo guardare meglio. Forse non oseremmo, se avesse gli occhi aperti. Perché i nostri occhi non sono occhi puri, e neanche i nostri cuori, e noi siamo in gran parte responsabili delle sue sofferenze. Se soffre, è a causa mia, tua, a causa di noi tutti. A causa dei nostri peccati, del male che facciamo. Ma lui ci ama talmente che ci perdona.Vuole che lo guardiamo. Ecco perché chiude gli occhi. E i suoi occhi chiusi mi invitano a chiudere anche i miei, a pregare, a guardare Dio dentro di me… e anche dentro di te. E ad amarlo. E a fare come lui, a perdonare tutti, e ad amare tutti. Ad amare soprattutto quelli che soffrono come lui. Ad amare te che soffri come lui…”.[10]

 

 

 


 

 

 

 

 

 



[1] Memorie Biografiche, III, p. 320.

[2] Memorie Biografiche, VIII, p. 86.

[3] D. Bosco, Storia Sacra, Torino, L. S. E., 1908,  p. 107,  nota 1.

[4] Memorie Biografiche, II, p. 117;  Memorie Biografiche, IX,  p. 137

[5] Memorie Biografiche, II, p. 117.

[6] LUIGI FOSSATI,  In principio fu Noguier”: Bolletino Salesiano, luglio- agosto 2000, supplemento al n. 7,anno CXXIV, p. 6.

[7] E’ significativo che lo storico G. B. Lemoyne, già all’inizio della sua opera di testimonianza sulla vita di Don Bosco, segnali la presenza della Santa Sindone a Torino e la sua solenne esposizione voluta da Pio VII il 20- 21 maggio 1815, prima che Don Bosco nascesse. Conferma evidente che essa non esulò dalla devozione di colui di cui l’autore narra la vita (cfr. MB I, 32 ).

[8]L’Osservatore Romano”, Ed. settimanale, n. 23 ( 1.435), 6 giugno 2008,pp,1,4.

[9] Per dare un aiuto a “leggere” la Sindone come una “lettera data da Dio a noi”, à stato scritto questo volumetto.

 

[10] Dominique Lapierre (La città della gioia) sull’Uomo della Sindone

 

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