Ultime riflessioni sulla Sindone.

 

“Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto”( Gv 19,37 ).

           


L’apostolo Tommaso ha riconosciuto Gesù, quando ha posto la sua mano nella ferita del suo costato. Assieme a lui, anche noi guardiamo Cristo che porta i segni delle ferite. Riconosciamo in Lui la rivelazione sconvolgente dell’amor di Dio che cerca la risposta d’amore dalla sua opera creata. Egli ha sete dell’amore di ciascuno di noi.Non ci sorprenda pertanto che, tra i santi, molti abbiano trovato nel Cuore di Gesù il segno chiarificatore ed emozionantissimo di questo mistero d’amore.

 Si potrebbe giustamente dire che la morte di Gesù in croce è, in realtà, l’espressione suprema dell’amore del Padre per gli uomini. Gesù ha detto: “Io, quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me” (Gv 12, 32). In verità, l’amore al quale si unisce il dono gratuito di sé e il desiderio profondo di reciprocità, suscita quell’entusiasmo che rende facili anche i sacrifici più duri.

La risposta che il Signore desidera ardentemente da noi sta nel fatto che noi accogliamo il suo Amore e ci lasciamo attrarre da Lui. Accettare il suo Amore non consiste in qualcosa di sovrappiù. Bisogna che rispondiamo ad un tale amore, impegnandoci, poi, a

comunicarlo ad altri: Cristo mi attrae a sé per unirmi in comunione con lui; perché impari ad amare i fratelli con lo stesso amore, il suo.

 

“Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto”( Gv 19,37 ).

           

Consideriamo con fede il costato ferito dalla lancia e dal quale è uscito “sangue e acqua” (Gv 19, 34 ).

I Padri della Chiesa hanno considerato questi elementi come simbolo dei sacramenti del Battesimo e dell’Eucarestia. Con l’acqua del Battesimo, per opera dello Spirito Santo, ci si apre al legame intimo con l’amore trinitario.

 

 

 L’acqua ed il sangue che contempliamo sulla Sindone, segno dell’amore del Buon Pastore, si riversa su di noi, in modo speciale, attraverso il sacramento del Battesimo. Contemplando la Sindone e ricordando il nostro Battesimo, siamo spinti ad uscire da noi stessi per aprirci, con un abbandono pieno di fiducia, all’abbraccio misericordioso del Padre.[1]Il sangue che contempliamo sulla Sindone, simbolo dell’amore del Buon Pastore, si riversa du di noi in modo speciale a causa del mistero eucaristico:

“ L’Eucaristia ci attrae verso l’atto di offerta di Gesù… siamo implicati nella dinamica del suo donarsi” (Benedetto XVI, Enciclica “Deus caritas est”, n. 13).

 

Viviamo allora l’incontro con la Sindone e la meditazione sulle ferite di Gesù come un ricordarci del nostro Battesimo e come un momento eucaristico, nel quale, accogliendo l’amore salvifico di Gesù, impariamo a diffonderlo attorno a noi con i nostri gesti e le nostre parole.

 

La contemplazione di “colui che hanno trafitto” ci sollecita ad aprire i cuori agli altri, riconoscendo le ferite provocate; ci spinge in modo particolare a combattere ogni forma di disprezzo della vita e di sfruttamento della persona, ad alleviare i drammi della solitudine e dell’abbandono di così gran numero di persone.

 

 “Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto”( Gv 19,37 ).

           

Questo è il mistero dell’Uomo della Sindone, mistero d’amore e di redenzione. E’ un grido che dice:

“Per te mi sono sacrificato!”, “Al tuo posto mi sono offerto! …Ora tu entra in me”. E’ un grido che ci avverte:

“ Non abbiate paura di Cristo, aprite a lui le porte del vostro cuore!”

(Giovanni Paolo II ).

 

 



[1] Adattamento opportuno con riferimento alla Sindone di GIOVANNI CRISOSTOMO, 

Catechesi III.a, 14 ss.

Commenti

Post popolari in questo blog

La Sindone. Gli spostamenti e le vicende dalle origini fino a Torino

Esposizione in tempo di Covid. Sindone a Torino.

Rilevante e rivelante