Studi e confronti sulla Sindone di Torino
Aggiunta o rielaborazione (da Zenit,
gennaio 2010).
LE PRINCIPALI RICERCHE
1. Cosa certamente è
È un lenzuolo di lino che ha certamente avvolto il cadavere di un uomo
flagellato, coronato di spine, crocifisso con chiodi, trapassato da una lancia
al costato. Le tradizionali dimensioni erano riportate come
Le macchie di sangue e di siero presenti sono irriproducibili
con mezzi artificiali. È sangue coagulatosi sulla pelle di un uomo ferito e
ridiscioltosi a contatto con la stoffa umida. Si tratta di sangue umano
maschile di gruppo AB che all'analisi del DNA è risultato molto antico.
Il sangue è dello stesso tipo di quello riscontrato sul Sudario
conservato nella Cattedrale di Oviedo (Spagna), una tela di 83 x
Interessante anche il confronto con gli studi compiuti sui
resti del miracolo eucaristico di Lanciano (Chieti). Qui nel sec. VIII, nella
chiesa di san Legonziano, nelle mani di un monaco basiliano che dubitava della
presenza reale di Cristo nelle specie eucaristiche, al momento della
consacrazione l'ostia diventò carne e il vino si mutò in sangue. Dalle indagini
compiute nel 1970 da Odoardo Linoli, libero docente in anatomia e istologia
patologica e in chimica e microscopia clinica all'Università di Siena, risultò
che la carne è vero tessuto miocardico di un cuore umano e il sangue è
autentico sangue umano del gruppo AB.
Oltre al sangue, sulla Sindone c'è l'immagine del corpo che vi
fu avvolto. Questa immagine, dovuta a degradazione per disidratazione e
ossidazione delle fibrille superficiali del lino, è paragonabile ad un negativo
fotografico. È superficiale, dettagliata, tridimensionale, termicamente e
chimicamente stabile. È stabile anche all'acqua, non è composta da pigmenti, è
priva di direzionalità e non è stata provocata dal semplice contatto del corpo
con il lenzuolo: con il contatto il telo o tocca o non tocca. Non c'è via di
mezzo. Invece sulla Sindone c'è immagine anche dove sicuramente non c'era
contatto. I suoi chiaroscuri sono proporzionali alle diverse distanze esistenti
fra corpo e telo nei vari punti di drappeggio. Si può dunque ipotizzare un
effetto a distanza di tipo radiante.
Sotto le macchie di sangue non esiste immagine del corpo: il
sangue, depositatosi per primo sulla tela, ha schermato la zona sottostante
mentre, successivamente, si formava l'immagine.
2. Cosa certamente non è
L'immagine non è stata prodotta con mezzi artificiali. Non è
un dipinto né una stampa: sulla stoffa è assente qualsiasi pigmento. Non è il
risultato di una strinatura prodotta con un bassorilievo riscaldato: le
impronte così ottenute passano da parte a parte, tendono a sparire, hanno
diversa fluorescenza e non hanno caratteristiche tridimensionali paragonabili a
quelle della Sindone.
3. Cosa non conosciamo della
Sindone
Il meccanismo fisico-chimico all'origine dell'impronta. Si può
ipotizzare un meccanismo come un fiotto di radiazione non penetrante che si
attenua con il passaggio nell'aria, che diminuisce con la distanza.
4. Perché
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La manifattura rudimentale della stoffa, la torcitura Z (in
senso orario) dei fili, la tessitura in diagonale Altri indizi: grande abbondanza di pollini
di provenienza mediorientale e di aloe e mirra; la presenza di un tipo di
carbonato di calcio (aragonite) simile a quello ritrovato nelle grotte di
Gerusalemme; tracce sugli occhi di monete coniate il 29 d.C. sotto Ponzio
Pilato; una cucitura laterale identica a quelle esistenti su stoffe ebraiche
del primo secolo rinvenute a Masada, un’altura vicina al Mar Morto. |
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Nel medio evo erano completamente ignorate le conoscenze
storiche e archeologiche sulla flagellazione e la crocifissione del I secolo,
di cui si era persa la memoria.
L'eventuale falsario medievale non avrebbe potuto raffigurare
Cristo con particolari in contrasto con l'iconografia medievale: corona di
spine a casco, trasporto sulle spalle del solo patibulum (la trave
orizzontale della croce), chiodi nei polsi e non nelle mani, corpo nudo,
assenza del poggiapiedi. Inoltre avrebbe dovuto tener conto dei riti di
sepoltura in uso presso gli ebrei all'epoca di Cristo.
Lo stesso falsario avrebbe dovuto immaginare l'invenzione del
microscopio, avvenuta alla fine del XVI secolo, per aggiungere elementi
invisibili ad occhio nudo: pollini, terriccio, siero, aromi per la sepoltura,
aragonite.
Il falsario avrebbe dovuto conoscere la fotografia, inventata
nel XIX secolo, e l'olografia realizzata negli anni '40 del XX secolo. Avrebbe
dovuto saper distinguere tra circolazione venosa e arteriosa, studiata per la
prima volta nel 1593, nonché essere in grado di macchiare il lenzuolo in alcuni
punti con sangue uscito durante la vita ed in altri con sangue post-mortale;
rispettando inoltre, nella realizzazione delle colature ematiche, la legge della
gravità, scoperta nel 1666.
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Manoscritto Pray, Budapest |
Ammessa la conoscenza di tutte queste nozioni scientifiche,
l'ipotetico contraffattore avrebbe dovuto avere la capacità ed i mezzi per
produrre l'oggetto. È inconcepibile che un falsario di tale sovrumana
levatura sia rimasto completamente sconosciuto a contemporanei e posteri dopo
aver prodotto un'opera così perfetta; egli avrebbe però utilizzato una stoffa
appena uscita dal telaio, e quindi medievale, vanificando tutti i suoi poteri
di preveggenza sulle future scoperte scientifiche. Alla luce delle conclusioni scientifiche attuali, però, è
innegabile che |
Sarebbe stato impossibile per lo spregiudicato omicida trovare
una vittima il cui volto fosse congruente in diverse decine di punti con le
icone di Cristo diffuse nell'arte bizantina; e, soprattutto, "pestare a
sangue" l'uomo in maniera adeguata, in modo da ottenere determinati
gonfiori del viso riprodotti nelle icone. Ne avrebbe dovuti uccidere parecchi
prima di raggiungere il suo scopo: sarebbe stato, quindi, un serial killer
imprendibile... Anche altri particolari, come l'apparente assenza dei pollici e
la posizione più flessa di una gamba, sono in sintonia con le antiche
raffigurazioni del Cristo morto, ma difficilmente riproducibili con un
qualsiasi cadavere.
Procurare alla vittima, ormai deceduta, una ferita del costato
con una lancia romana, facendone uscire sangue e siero separati, non è
assolutamente un esperimento facile da compiere. Altrettanto arduo sarebbe stato
mantenere il cadavere avvolto nel lenzuolo per una trentina di ore impedendo il
verificarsi del fenomeno putrefattivo, processo accelerato dopo decessi causati
da un così alto numero di gravi traumi.
Un'altra difficoltà, ma non di minor peso, sarebbe stata
quella di prevedere che da un cadavere si potesse ottenere un'immagine così
ricca di particolari; infine, sarebbe impossibile togliere il corpo dal
lenzuolo senza il minimo strappo o il più lieve spostamento che avrebbero
alterato i contorni delle tracce di sangue. La realizzazione artificiale della
Sindone è impossibile ancora oggi; a maggior ragione nel medio evo.
5. Perché
C'è una perfetta coincidenza tra le narrazioni dei quattro
Vangeli sulla Passione di Cristo e quanto si osserva sulla Sindone, anche
riguardo ai particolari "personalizzati" del supplizio.
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La flagellazione come pena a
sé stante, troppo abbondante per essere il preludio della crocifissione (120
colpi invece degli ordinari 21). ·
La coronazione di spine,
fatto del tutto insolito. ·
Il trasporto del patibulum. ·
La sospensione ad una croce
con i chiodi invece delle più comuni corde. ·
L'assenza di crurifragio. ·
La ferita al costato inferta
dopo la morte, con fuoruscita di sangue e siero. ·
Il mancato lavaggio del
cadavere (per la morte violenta e una sepoltura affrettata). ·
L'avvolgimento del corpo in
un lenzuolo pregiato e la deposizione in una tomba propria invece della fine
in una fossa comune. ·
Il breve tempo di permanenza
nel lenzuolo. |
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Valutando con un calcolo di probabilità 100 affermazioni che
sono state fatte pro o contro l'autenticità della Sindone, l'ingegnere Giulio
Fanti, docente all'Università di Padova, ed Emanuela Marinelli hanno ottenuto
questo risultato: è più probabile il fatto che esca lo stesso numero al gioco
della roulette per 52 volte consecutive, piuttosto che
6. Indizi congrui con la tesi
della Risurrezione
Il corpo dell'Uomo della Sindone non presenta il minimo segno
di putrefazione; è rimasto avvolto nel lenzuolo per un tempo di 30-36 ore.
La formazione dell'immagine potrebbe essere spiegata con un
effetto fotoradiante connesso alla Risurrezione.
Non c'è traccia di spostamento del lenzuolo sul corpo. È come
se questo avesse perso all'improvviso il suo volume.
7. Obiezioni sulla datazione
radiocarbonica della Sindone
La datazione è stata effettuata dai laboratori di Oxford,
Tucson e Zurigo. Il risultato, 1260-1390 d.C., è stato annunciato il 13/10/88 e
pubblicato su Nature il
16/2/1989.
7.1 - Limiti del metodo e controindicazioni
all'applicabilità alla Sindone
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Alcuni postulati su cui si basa
il metodo vengono oggi messi in discussione. ·
Esistono casi clamorosi di
datazioni errate a causa di contaminazioni ineliminabili. La mummia egizia
1770 del museo di Manchester, ad esempio, ha fornito date diverse per le ossa
e le bende; queste ultime sono risultate ad una prima datazione 800-1.000
anni più giovani delle ossa, ad una seconda datazione 220-460 anni più
giovani delle ossa. Successive datazioni di questa mummia hanno continuato a
fornire risultati contraddittori, forse a causa delle resine e degli unguenti
usati nella mummificazione. ·
Peculiarità dell'oggetto, che è
un "unicum". ·
Il lenzuolo ha subito molte
vicissitudini (incendi, restauri, acqua, esposizioni all'ambiente esterno, al
fumo delle candele, al respiro dei fedeli, ecc.) e quindi è andato soggetto
ad alterazioni e contaminazioni. |
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7.2 - Perplessità sullo svolgimento dell'esame e
sospetti sulla sua correttezza
·
Esclusione di alcuni laboratori a
vantaggio di altri.
·
Eliminazione di uno dei due metodi
di datazione con il C14.
·
Rifiuto della collaborazione con
altri scienziati e della multidisciplinarità da parte dei tre laboratori
prescelti con esclusione di tutta una serie di esami, fra cui l'indispensabile
analisi chimica preliminare dei campioni da datare.
·
Scelta errata del sito di
campionamento: da un unico punto e per di più da un angolo che è molto
inquinato e può essere stato restaurato nel medio evo. Il chimico Alan Adler
della Western Connecticut State University di Danbury (USA), membro della
Commissione per la conservazione della Sindone, ha analizzato 15 fibre estratte
dal campione sindonico usato per la datazione radiocarbonica. Dopo un confronto
con 19 fibre provenienti da varie zone della Sindone, ha riscontrato sul campione
usato per la radiodatazione un grado di inquinamento tale da poter dichiarare
che esso non è rappresentativo dell'intero lenzuolo.
·
Non tornano i conti dei pesi e
delle misure dei campioni sindonici: dai dati dichiarati essi pesano circa il
doppio di quanto avrebbero dovuto.
·
Comportamento anomalo dei
laboratori e cambiamenti di protocollo.
·
Farsa del test alla cieca.
·
Funzione dei campioni di controllo
completamente vanificata dall'annuncio della loro età.
·
Acquisizione anomala e fuori
protocollo di un campione aggiuntivo.
·
Manca un verbale delle operazioni
di prelievo.
·
Obbligo della riservatezza
infranto.
·
I laboratori non hanno voluto far
conoscere i dati primari dei loro esami e i protocolli completi del lavoro
svolto.
·
Disomogeneità dei tre campioni:
secondo il test statistico di Pearson sulla variabile X² (chi quadro) esistono
957 probabilità su 1000 che la data radiocarbonica ottenuta non sia quella
dell'intero lenzuolo.
·
Per il X² pubblicato su Nature in
riferimento alla Sindone (6,4) viene arbitrariamente attribuito il livello di
significatività 5. Essendo invece la significatività 4,07, i valori ottenuti
dai tre laboratori sono incompatibili tra loro e il risultato finale
ufficialmente reso noto dai carbonisti perde di significato.
·
Sarebbe opportuno ripetere la
datazione anche con altri metodi, come quello dell'analisi del grado di
depolimerizzazione della cellulosa del lino. Essa va però inserita in un
contesto multidisciplinare di altri esami, con controlli rigorosi di tutte le
operazioni.
7.3 - L'incendio e la patina biologica
L'alta temperatura raggiunta durante l'incendio di Chambéry
(la cassetta con
Alcuni batteri operanti sulla superficie del lino possono,
attraverso la loro attività enzimatica, legare chimicamente gruppi alchilici
alla cellulosa. Questi gruppi contengono carbonio derivato dall'ambiente
locale. Anche quando i batteri vengono rimossi dalla pulizia, le modificazioni
della cellulosa restano.
Va sottolineato che le trasformazioni del lino dovute
all'incendio e all'azione microbica sono di natura chimica e non fisica: perciò
i solventi e le tecniche di pulizia usati dai laboratori della radiodatazione,
che rimuovono la contaminazione di tipo fisico, come la sporcizia, non
rimuovono i gruppi contenenti carbonio che si sono aggiunti, perché questi gruppi
formano legami chimici direttamente con le molecole della cellulosa stessa.
Leoncio Garza Valdés, ricercatore dell'Istituto di
Microbiologia dell'Università di San Antonio (Texas) afferma di aver
identificato, su un campione di Sindone fornitogli non ufficialmente da
Giovanni Riggi, la presenza di un complesso biologico composto da funghi e
batteri che ricopre come una patina i fili e non è eliminabile con i consueti
trattamenti di pulizia. Esso perciò avrebbe falsato la datazione
radiocarbonica.
7.4 Un rammendo del XVI secolo
A tre esperti tessili sono state sottoposte da Joe Marino e
Sue Benford, indipendentemente e senza dire che erano della Sindone, una serie
di fotografie di uno dei campioni prelevati nel 1988 per la datazione
radiocarbonica e della parte rimasta che non fu utilizzata. Tutti e tre vi
hanno riconosciuto una tessitura diversa da un lato. Secondo i calcoli della
Beta Analytic, uno dei più grandi servizi di datazione radiocarbonica a livello
mondiale, una mescolanza di 60% di materiale del 1500 con 40% di materiale del
I secolo porterebbe ad una datazione del 1200. La proporzione di materiale più
recente è stata valutata in base a quanto osservato dai tre esperti tessili.
Interessanti osservazioni sono state condotte da Raymond N.
Rogers, un chimico in pensione del Los Alamos National Laboratory, New
Mexico, USA, che ha fatto parte dello STURP (Shroud of Turin Research Project),
il gruppo di scienziati americani che esaminò
Le fibre del campione di Raes appaiono rivestite e impregnate
da una sostanza amorfa giallo-bruna, il cui colore varia di intensità da una
fibra all’altra. Le fibre provenienti dal resto della Sindone non presentano
tale rivestimento. Nel campione di Raes sono state identificate fibrille di
cotone del tipo Gossypium herbaceum, una antica varietà mediorientale. Nel
resto della Sindone ce n’è solo qualche piccola traccia.
I fili di Raes, come quelli della tela d’Olanda (cucita come
fodera dalle suore clarisse di Chambéry dopo l’incendio del 1532) e di lini
moderni, hanno molta meno lignina nelle giunture di crescita rispetto alle
fibre del resto della Sindone. Sono state trovate, nel campione di Raes, tracce
di alizarina (radice di robbia) su cristalli di calcite e legate ad ossido
idroso di alluminio, probabile residuo di un mordente (allume). Una mistura di
mordenti e alizarina può produrre la tonalità di giallo desiderata. Queste
incrostazioni non si attaccano al lino mentre ricoprono molto il cotone.
Quest’ultimo, dunque, può essere stato aggiunto per rendere possibile la
colorazione, in modo da rendere più facile il confronto di colore con il resto
della Sindone. All’interno, il centro del filo di cotone colorato appare
chiaro, quindi il liquido usato era viscoso e fu applicato spalmandolo. Prima
della colorazione, i fili furono trattati con amido. Il rivestimento delle
fibre è quasi certamente una gomma vegetale gialla, molto probabilmente la
gomma Arabica, usata diffusamente in passato per applicazioni tessili.
La differenza fra le fibrille del campione di Raes e quelle
del resto della Sindone porta Rogers ad affermare che i campioni usati per la
datazione radiocarbonica non sono rappresentativi della Sindone.
Rogers ha inoltre osservato una sovrapposizione nel centro di
un filo del campione di Raes. Un filo più scuro è ritorto in un filo più grande
e più chiaro. Si nota chiaramente una giuntura. Un “rammendo invisibile” era
possibile nel XVI secolo con grande perizia. Già nel 1982 un filo del campione
di Raes fu datato con il metodo radiocarbonico in California. Metà filo
appariva coperto da amido. Il filo fu diviso a metà: la parte non inamidata
risultò del 200 d.C., mentre la parte inamidata fornì una data del 1200 d.C.
Rogers ha affermato che un esame di datazione, che misura nel
lino la scomparsa graduale di un composto, la vanillina, ha trovato che questa
era presente nella zona analizzata nel 1988 ma non nella parte principale della
Sindone. Egli ha affermato che anche le tele trovate con i rotoli del Mar
Morto, che risalgono all’epoca di Cristo, non mostrano vanillina. Ha valutato
che
7.5 - L'irradiamento
Tre ricercatori italiani, il prof. Mario Moroni, l'ing.
Francesco Barbesino e il dott. Maurizio Bettinelli, hanno condotto importanti
esperimenti su tele di una mummia egiziana: tali campioni, irraggiati con un
flusso neutronico e successivamente trattati termicamente simulando l'incendio
di Chambéry, sono risultati alla datazione radiocarbonica più giovani di circa
1100 anni rispetto alla loro vera età.
Molto interessanti sono anche gli esperimenti del biofisico
Jean-Baptiste Rinaudo, ricercatore di medicina nucleare a Montpellier. Secondo
questo scienziato, l'ossidazione acida delle fibrille superficiali della
Sindone nelle zone di immagine, l'informazione tridimensionale contenuta nella
figura, la proiezione verticale dei punti si possono spiegare con un
irradiamento di protoni che sarebbero stati emessi dal corpo, sotto l'effetto
di un apporto di energia sconosciuta. Gli esperimenti condotti su tessuti di
lino hanno portato a risultati confrontabili con
Presso l’ENEA (Ente per le Nuove tecnologie, l’Energia e
l’Ambiente) di Frascati (Roma) alcune stoffe di lino sono state irradiate con
un laser ad eccimeri, un apparecchio che emette una radiazione ultravioletta ad
alta intensità. I risultati, confrontati con l’immagine sindonica, mostrano
interessanti analogie e confermano la possibilità che l’immagine sia stata
provocata da una radiazione ultravioletta direzionale. Questi risultati sono
compatibili con l'ipotesi di formazione dell’immagine dovuta ad un effetto
corona, poiché l’effetto corona genera una radiazione ultravioletta. La
colorazione del lino diventa più intensa con il trascorrere del tempo.
Un altro studio molto importante è stato condotto da un medico
statunitense, August Accetta, il quale ha realizzato un esperimento su se
stesso iniettandosi una soluzione di difosfato di metilene contenente
tecnezio-99m, un isotopo radioattivo che decade rapidamente. Ogni atomo di
tecnezio emette un unico raggio gamma che può essere registrato da una apposita
apparecchiatura di rilevamento. L’obiettivo era quello di realizzare
un’immagine provocata da una radiazione emessa da un corpo umano. Secondo il
dott. Accetta, infatti, l’immagine sulla Sindone potrebbe essere stata causata
dall’energia sprigionatasi all’interno del corpo di Cristo al momento della
resurrezione. Le immagini ottenute sono molto simili a quelle che si osservano
sulla Sindone e davvero questo esperimento arriva fin sulla soglia del mistero
di quell’impronta che richiama il mistero centrale della fede.







Vale la spesa leggere questo studio redatto da Zenit a suo tempo.
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