Storia della Sindone
La storia
e presenza della Sindone.
A
Gerusalemme, nell’ anno 30 dopo Cristo, il 7 aprile, Gesù muore. E’ deposto
dalla Croce ed avvolto in un lenzuolo, dopo ciò, il suo corpo è posto in una
tomba..
Così
dice il Vangelo di Marco:
„Quando si fece sera,
poichè era il giorno dei preparativi, cioè era la vigilia del sabato, Venne
Giuseppe di Arimatea, membro rispettato del Sinedrio, che pure lui aspettava il
Regno di Dio, ed ebbe il coraggio di entrare da Pilato ed a chiedergli il Corpo
di Gesù. Pilato si meravigliò che Gesu fosse già morto e, chiamato il
centurione, gli chiese se era morto da molto
Informato
dal centrurione, ha donato il Corpo di Gesù a Giuseppe d’Arimatea.” Questi,
„dopo aver comperato un lenzuolo, l’ha deposto, l’ha avvolto nella Sindone e
l’ha posto in una tomba che era stata scavata nella roccia. Poi ha rotolato la
pietra sull’entrata della tomba. Ma Maria Maddalena e Maria, mamma di Ioses,
guardavano dove l’avevano posto.” Così
in Mc.15, 42-47.
E nel
Vangelo di Giovanni:
”Dopo questo, Giuseppe di Arimatea, che era
discepolo di Gesù, ma in segreto per paura dei Giudei, ha pregato Pilato che
gli lasciasse prendere il corpo di Gesù. Pilato lo permise. Allora lui venne e
prese il corpo di Gesù. Venne anche
Nicodemo, quello che fu da Lui di notte in precedenza, e portò un miscuglio di
mirra ed aloe, circa cento libbre. Essi presero il corpo di Gesù e lo avvolsero
nel lenzuolo con gli olii aromatici, come è l’ uso di seppellire dagli Ebrei.
Nel luogo ove fu crocifisso Gesù c’era un giardino, in quel giardino c’era una
tomba nuova nella quale nessuno era stato posto mai. Pertanto, dato che era il
giorno della Preparazione dei Giudei e la tomba era vicina, lì posero Gesù.” (Gv. 19,38-42)
Ma... a
Gerusalemme, il 9 aprile, succede qualcosa di straordinario che cambia tutto e
fa sì che la Sindone divenga un segno di fede. Gesù risorge. Pietro e Giovanni
corrono alla tomba. La tomba è vuota, ma
gli avvolgimenti funerari sono lì, intatti e come svuotati......!
„Correvano tutti e
due insieme, ma l’altro discepolo corse più rapidamente che Pietro e giunse per
primo alla tomba. Chinatosi, vide le bende per terra, ma non entrò. Giunse
intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel sepolcro e vide le bende
afflosciate giù, e il sudario, che gli era stato posto sul capo, non
afflosciato giù come le bende, ma attorcigliato, nel suo lugo proprio. Allora
entrò anche l’altro discepolo che era giunto per primo al sepolcro, e vide e
credette. Non avevano infatti ancora compresa la Scrittura, che egli cioè
doveva risuscitare dai morti” (Gv.
20,4-8).
Da
allora la Sindone è divenuta un segno di fede che doveva e meritava di essere custodito.
Ma chi
l’ha custodito? E dove?...
Reliquie della Passione di Gesù
Accanto alla Sindone,
ci sono altre reliquie della Passione di
Gesù.
La storia della loro
conservazione ci rende più chiara la maniera e la vicenda della conservazione e trasmissione
della Sindone.
L’Arcivescovo
della diocesi di Bucarest Mons. Ioan
Robu scrive su
questo argomento nella rivista diocesana „Actualitatea creştină”. Egli
aferma che esse erano venerate a Gerusalemme fin dall’inizio del secolo
IV. All’inizio del secolo V, il primo
che le ri corda, tra gli scrittori ecclesiastici è Paolino di Nola. Tra le
reliquie egli ricorda in special modo la
Santa Corona di spine.
Nell’anno
635, l’imperatore di Bisanzio Eraclio porta le reliquie a Costantinopoli e le
colloca nella Cappella Palatina della
Vergine Madre di Dio al Faro. Nel 1200, Nicola Mesarito, custode del Tesoro
della Cappella imperiale, descrive dieci delle più prestigiose reliquie della
Passione.
Nel
1204 si organizza la quarta Crociata con lo scopo di liberare i Luoghi santi.
Costantinopoli ă messaa sacco e fuoco, ma le reliquie rimangono intatte nella
Cappella del Faro e vengono assegnate al nuovo re nominato dai Crociati. Il re
si Francia, Ludovico IX, il futuro San Luigi, riuscì a farsele dare dal giovane
re Baldovino di Courtenay con il riscatto di una esorbitante somma in oro.
L’undici agosto 1239, Ludovico IX e suo fratello, più vecchio di lui, si
caricarono sulle spalle il reliquiario con la Corona di spine e, dopo esser
giunti in Francia, lungo la Senna, scalzi, in segno di umiltà, portarono la
reliquia a Parigi in processione, percorrendo così circa 120 Km da Villeneuve
alla capitale Parigi. Il Re fece iniziare immediatamente la costruzione della
celebre Sainte-Chapelle, concependola come la custodia delle reliquie della
Passione di Gesù.
Nel tempo della
Rivoluzione, le reliquie furono asportate dalla Convenzione per essere offerte
alla „Patria in Pericolo”. I gioielli e l’oro dei reliquiari fu valutato e
sfruttato. Il legno della Croce, che era stato identificato da Sant’Elena, fu
tagliato con la sega per prelevarne l’oro da cui era avvolto e ricoperto. La
Corona di spiine fu salvata, poiché venne data inizialmente alla Commissione
temporanea d’Arte come un „vestigio, che eventualmente poteva interessare la
storia” e poi fu data al Gabinetto delle medaglie della Biblioteca Nazionale.
Nel 1806, Napoleone Bonaparte l’ha consegnata al Cardinal Belloy, in vista di
esser custodita nella Cattedrale di Notre-Dame.Persone degne di fede di allora
diedero conferma che era la Corona di spini autentica, portata dal Re Ludovico
IX e da lui deposta nella Sainte Chapelle. La Corona fu chiusa in un cilindro
di cristallo di rocca .
Una vicenda storica
diversa hanno il Velo della Veronica o Santo Volto di Manoppello( Pescara) e il
Sudario, che si conserva a Oviedo nelle Asturie in Spagna.
Il Velo
E’ una
delle immagini più commoventi del Volto del Salvatore, considerato il principio
di tutte le immagini. E’ una reliquia conservata nel Santuario del Santo Volto
di Manoppello, tenuto dai frati Cappuccini, presso Pescara nella regione
Abbruzzo. Si tratterebbe dell’impronta del Volto di Gesù impresso sul velo
della donna, che, durante il percorso della Via dolorosa, sterse il Volto di
Gesù.
Ricerche
contemporanee, effettuate sopra la reliquia, hanno posto in evidenza una
rassomiglianza impressionante del Volto di Manoppello con il Volto della
Sindone di Torino. Questo ha determinato gli specialisti a ritenere il Velo di
Manoppello quello autentico della Donna che ha sterso il Volto di Gesù nel
percorso doloroso della via alla Croce.
Anzi,
si è necessariamente concluso che la rassomiglianza raggiunge l’identità,
sicché Volto della Sindone e Volto di Manoppello rappresentano e sono
l’impronta del medesimo Volto, quello del Salvatore, Gesù Cristo (cfr.”marama”
su www. gardianul.ro).
Il
Sudario
E’ il
panno che fu legato intorno al Volto di Gesù avvolto nella Sindone e deposto
nella tomba. (Di esso si parla in questo libretto al capitolo 3).
Ma chi ha conservato la Sindone?
Conservazione
e custodia
Nel
544, a Edessa( Turchia), forse nel tempo della ricostruzione delle mura della
città, dopo l’assedio del re persiano Cosroe, si è scoperto in una nicchia un
lenzuolo con una immagine dipinta in un modo misterioso (acheropictata). Quel
lenzuolo è la Sindone di Torino. Ma chi la conservò?
Nei
primi secoli la Sindone fu conservata con cura e protetta da parte di Maria e
della comunità cristiana,ma certamente in forma segreta: un tessuto, che avesse
coperto un cadavere, era considerato un oggetto impuro nella mentalità del
luogo e i cristiani erano soggetti a persecuzione nei primi tre secoli. Solo
dai Vangeli apocrifi si può sapere qualcosa circa la Sindone: così dalle
Memorie di Nicodemo e dagli Atti di Pilato, ecc... Quando l’ insegnamento di
Cristo fu accettato da Costantino il Grande, nel 313, allora poterono rendersi
palesi anche i simboli cristiani.. E’ così che apparvero i primi simboli come
il Pane, il Pesce, l’ Ancora, la Croce.Il Monogramma di Cristo apparve anche
nelle insegne militari. Al tempo di san Cipriano, tra il terzo e quarto secolo,
anche la Sindone esce dalla clandestinità; si cita una lettera di San Giovanni
nella quale si dice: „Voi mi vedete come qualcuno vede un’ immagine o in uno
specchio...” Qualcuno crede di ravvisare in questa frase un accenno misterioso
circa la Sindone che si conserva a
Torino ( Di Giglio).
Ma la
Sindone appare con sicurezza ad Edessa ( Urfa) in Turchia, nell’anno 544. La
Tradizione dice che fu certamente il vescovo di Edessa a nasconderla per
difenderla dalle persecuzioni e dall’ iconoclastismo. Non si sa però come da
Gerusalemme la Sindone sia giunta ad Edessa. Ci sono solo delle leggende, la
cui base storica dimostra tuttavia la realtà del fatto.
Ad
Edessa , nell’esporre la Sindone ripiegata più volte, si mostrava solo il
Volto. A questa immagine del Volto si sono riferiti molti pittori di quel tempo
e dei secoli seguenti, cosa evidente nelle miniature e negli affreschi antichi,
incominciando dal secolo VI° fino al XII°secolo
Da Edessa, la Sindone, che si chiamava con
nome greco „Mandylion”, il 15 agosto 944,
fu trasferita a Constantinopoli.
La
conservazione della Sindone a Costantinopoli fu assai bene documentata e si
sapeva che la Sindone veniva mostrata ai fedeli, ma questa volta integralmente,
anche se solo dalla parte frontale.
Quando
Costantinopoli, al tempo della quarta Crociata, fu assediata per la seconda
volta, la Sindone disparve e non si sa dove fu spostata, o come e chi l’abbia
prelevata. Argomentazioni e prove posteriori hanno condotto alla conclusione
che essa fu prelevata dai Templari e che loro l’hanno conservata in segreto per
150 anni .
Nel
Medio Evo si diffusero immagini del Volto di Cristo ispirate dalla Sindone,
sicché il Volto della Sindone domina tutta la cultura pittorica del Medio Evo .
Un caratteristico esempio è la santa icona di Laon (Francia), Quell’ immagine
dovrebbe esser giunta colà da Roma nell’anno 1249. Su quell’immagine si può
legere in lingua bulgara:
”Ritratto
del Redentore copiato dal Mandylion( la Sindone che da Edessa fu portata a
Costantinopoli nel 944). Fu in quel periodo che il Papa Adriano V° parlò per la
prima volta della Sindone, 1246.
Presenze
Dopo
150 anni, la Sindone rivela la sua presenza
a Lirey, in Champagne, Francia, circa a cento chilometri da Parigi.
Era l’anno 1353. Il nuovo custode fu il crociato e cortigiano reale Geoffrey di
Charny di Lirey. Fu lui che fece costruire una chiesa nella quale pose la
Sindone. Essa veniva mostrata al pubblico fin dal 13876; la sua esposizione era
orizzontale.
La testimonianza di
queste esposizioni è un medaglione commemorativo.
Il medaglione fu
rintracciato nelle acque del fiume Senna nell’anno 1855, presso Pont-au Change.
E’ la prima rappresentazione della Sindone di Torino. Essa si conserva a Parigi
nel Museo Nazionale del Medio Evo .
La
Sindone rimase a Lirey fino a quando Margherita din Charny, moglie di Geoffrey,
la cedette a Ludovico di Savoia e a sua
moglie, Anna di Lusignano, nell’ anno1453 .
Fu allora che i Canonici di Lirey riconobbero i membri della famiglia
Savoia i proprietari legittimi. E quelli
della Famiglia dei Savoia costruirono a Chambery
una nuova chiesa nella quale si sarebbe custodita la Sindone.
Il Papa Giulio secondo,(1503-1513) intanto,
approvava la liturgia per onorare la reliquia e stabilì la festa della sua
esposizione al 4 maggio.
L’incendio
Ma nella cappella della Sindone, la notte del 3-4
dicembre 1532, si scatenò un incendio. Il fuoco danneggiò seriamente la
reliquia, lasciando tuttavia pressochè intatta l’immagine santa.
Alle Suore Clarisse di Chambery si affidò il compito di
restaurare la Sindone, tra il 15 aprile e il 2 maggio del 1534 (un giorno prima
della vigilia dell’esposizione della Sindone, 4 maggio).
Esse cucirono la Sindone sopra un pezzo di stoffa d’
Olanda e rappezzarono i buchi praticati dal fuoco con 24 pezze. A testimonianza
di questo lavoro è rimasto un lungo e preciso resoconto, nel quale tra l’altro
sta scritto:” Abbiamo visto sopra questa grande immagine delle sofferenze che
non si sarebbero mai potute supporre... Gurdando la Sindone dal di sotto,
quando era stesa sulla stoffa di Olanda o sul sostegno, abbiamo visto le ferite
come si sarebbero potute vedere attraverso un vetro...Guardavamo quelle
impronte divine comprendendo che per davvero, Lui era il più bello dei figli
dell’uomo, come disse Davide nei suoi salmi...” .
Il Duomo di Torino
I Signori del Piemonte e della Liguria, i Savoia,
nell’anno 1578 trasferirono la Sindone a Torino, capitale del loro ducato. La
Sindone sarà conservata nella chiesa di San Lorenzo.
Nel 1694, l’abate
e architetto, Guarino Guarini, costruì una cappella nuova per l’ insigne
reliquia
Da allora, alle spalle della cattedrale di San Giovanni
Battezzatore, si innalzerà la meravigliosa cupola della nuova cappella ducale
ove si custodirà il santo Lenzuolo fino ai nostri giorni.
In quello stesso anno, 1694, prima di chiudere la Sindone
dietro le sbarre di ferro sopra il nuovo altare, il sacerdote beato Sebastiano
Valfré, fa alcune riparazioni e sostituisce gran parte delle stoffe di
protezione poste dalle suore sulla Sindone.
Nel 1939 l’Italia entra nella seconda Guerra Mondiale.
Dopo l’Armistizio unilaterale dell’Italia con gli Alleati
in guerra, l’otto settembre 1943, in Italia si scatenò la furia nazista. Fu
allora che i Nazisti vollero fosse loro consegnata la Sindone. Mai il Re
Vittorio Emanuele III, in tutta segretezza, inviò la Sindone nel Monastero di
Montevergine in provincia di Avellino. Dopo la guerra, la Sindone sarà
riportata a Torino.
Nel 1983, con testamento, l’ultimo Re d’Italia, Umberto
II, che si trovava in esilio, donò la Sindone alla Chiesa Cattolica.
Da
allora la Sindone, passando dalla proprietà particolare del re alla Santa Sede
divenne proprietà della Santa Sede.











Interessante e comprensivo.
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